Il ministro delle finanze britannico George Osborne in visita alla base di sottomarini della marina britannica, a Faslane, in Scozia, il 31 agosto 2015.

Il mondo è cambiato ma le armi atomiche sono ancora lì

Il ministro delle finanze britannico George Osborne in visita alla base di sottomarini della marina britannica, a Faslane, in Scozia, il 31 agosto 2015.
11 novembre 2015 12:09

“Quando sento dire che il deterrente nucleare non sarà mai usato, io rispondo che in realtà è usato ogni minuto di ogni giorno”, ha dichiarato il generale britannico Nicholas Houghton. “Lo scopo di un deterrente è non di doverlo usare perché sei effettivamente riuscito a dissuadere”.

Anche se la sintassi avrebbe bisogno di qualche aggiustamento, è più o meno chiaro cosa voleva dire. Ma l’incoerenza del generale è perdonabile, poiché si inscrive nella più ampia incoerenza della strategia che sta cercando di difendere: l’idea che il Regno Unito debba continuare a possedere armi nucleari.

In qualità di più anziano ufficiale in servizio, recentemente Houghton è andato alla Bbc per attaccare il capo dell’opposizione, il nuovo leader del Partito laburista Jeremy Corbyn. Perché lo ha fatto? Perché Corbyn ha dichiarato che non premerà mai il bottone nucleare nella (piuttosto remota) eventualità in cui diventi primo ministro dopo le elezioni del 2020.

Corbyn ha affermato che vorrebbe liberarsi di tutto l’arsenale nucleare britannico. “Ci sono cinque stati che hanno dichiarato di possedere nucleari al mondo”, ha dichiarato alla Bbc un mese fa. “Altri tre possiedono armi nucleari, ma non lo ammettono. Si tratta di otto paesi su 192: 187 paesi non sentono il bisogno di avere armi nucleari per garantire la loro sicurezza. Perché quei cinque dovrebbero averne bisogno?”.

Prima e dopo il Trattato

In realtà ci sono alcuni errori e omissioni in quest’affermazione: 192 meno otto fa 184. I cinque paesi “dichiaratamente” nucleari, ovvero Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina, erano già potenze nucleari prima che il Trattato di non proliferazione (Tnp) fosse firmato nel 1968, e le loro bombe sono state “esentate” dal trattato. Avevano promesso di liberarsene in seguito, ma mezzo secolo dopo non è ancora successo.

Le quattro (e non tre) altre potenze dotate di armi nucleari, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele, non hanno mai firmato il Tnp perché avevano tutte dei nemici potenti. Come le cinque potenze originali, pensavano tutte in termini di semplice sopravvivenza quando hanno sviluppato le loro prime armi nucleari.

Ma quel che Corbyn ha dimenticato di aggiungere (a grave discapito del suo ragionamento) è che in passato sei altri paesi sono stati in possesso di armi nucleari, o stavano per ottenerle, prima di cambiare idea e rinunciarvi.

Brasile e Argentina si sono spaventati a vicenda lanciando una corsa allo sviluppo di armi nucleari all’epoca dei regimi nazionalisti degli anni settanta e ottanta, ma non hanno mai veramente rappresentato una minaccia reciproca e tali programmi sono poi stati scaricati dai governi civili negli anni novanta. Entrambi i paesi hanno firmato il Tnp alla fine del novecento.

Nessun paese ha sviluppato armi nucleari solo per sentirsi più potente: erano tutti motivati dalla paura di essere attaccati

Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica nel 1991, le ex repubbliche sovietiche di Ucraina, Bielorussia e Kazakistan si sono ritrovate con armi nucleari sovietiche sul loro territorio. Ma non avendo dei veri nemici hanno tutte acconsentito a distruggerle o a restituirle alla Russia, il successore legale dell’Unione Sovietica.

Anche il Sudafrica, nei giorni terribili dell’apartheid, ha sviluppato delle armi nucleari nel timore che il sostegno militare di Russia e Cuba ai loro alleati africani culminasse in un attacco contro gli stati governati dai bianchi. Dopo che il monopolio della minoranza bianca si è dissolto pacificamente nel 1994, il nuovo governo guidato da Nelson Mandela ha discretamente smantellato i sei ordigni sudafricani.

Nessun paese ha sviluppato armi nucleari solo per sentirsi più potente: erano tutti motivati dalla paura di essere attaccati. E quando quella paura è scomparsa, com’è avvenuto per alcuni paesi, se ne sono subito liberati. A rigor di logica, il Regno Unito e la Francia dovrebbero ormai fare parte di quest’ultimo gruppo.

Entrambe sono diventate potenze nucleari subito dopo la seconda guerra mondiale, perché temevano che l’Unione Sovietica lanciasse un attacco convenzionale di enorme impatto contro l’Europa occidentale e non erano sicuri che gli Stati Uniti avrebbero usato le loro armi nucleari per difenderli.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, Londra e Parigi non hanno dovuto affrontare nessuna minaccia anche lontanamente paragonabile. E la situazione non è cambiata oggi. Eppure si attaccano alle loro insignificanti armi nucleari, probabilmente perché ritengono che siano queste a garantirgli un posto al tavolo dei grandi.

Una strategia costosa

Forse è così, ma è un modo molto costoso di ottenerlo. L’esercito regolare che il Regno Unito usa davvero di tanto in tanto sta finendo dissanguato per finanziare questo assurdo deterrente (che dipende da missili presi in prestito dagli Stati Uniti).

Se il Regno Unito si liberasse delle sue armi nucleari il mondo non cambierebbe, ma Londra potrebbe mantenere la promessa che tutte le potenze nucleari avevano fatto quando hanno firmato il Tnp. Anche il disarmo nucleare della Francia sarebbe una buona idea.

Come quelle persone che vivono alle pendici di un vulcano che non ha eruttato per settant’anni, ci siamo perlopiù dimenticati dei terribili pericoli che ancora aleggiano su di noi. La guerra fredda è finita da trent’anni, ma le armi sono ancora lì, in attesa che qualche squilibrato prema il bottone.

So cosa state pensando: l’Ucraina ha ceduto le sue armi nucleari e ora ha un vero nemico, la Russia. Ma ditemi un po’: vi sentireste più sicuri se anche l’Ucraina avesse delle armi nucleari? E gli ucraini? No. La posta in gioco del conflitto in Ucraina orientale sarebbe stata cento volte più alta e negli ultimi due anni avremmo vissuto in un incubo spaventoso.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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