Confermato il carcere per la maggior parte degli indagati nell’inchiesta Mafia capitale

Restano quasi tutte in piedi le accuse nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale. Il tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati che tramite i legali avevano fatto ricorso

“Se stamo a compra’ mezza prefettura”

09 dicembre 2014 12:24

Il racconto a puntate di Mafia Capitale continua. Ma, a leggere la rassegna stampa delle ultime ore, sembra la Milano di Expo 2015. Dalle migliaia di pagine dell’inchiesta con cui la procura di Roma ha svelato l’esistenza nella capitale di una cupola bipartisan capace di condizionare le scelte del Campidoglio, spunta ora un appalto della regione Lazio da un miliardo e 400mila euro. Da dividere tra Comunione e liberazione e Manutencoop.

Tornano le larghe intese. Da una parte Comunione e liberazione. Dall’altra la Manutencoop, pezzo grosso della cooperazione made in Emilia-Romagna. L’unione d’affari, inedita fino a qualche anno fa, è la stessa che trovavamo nell’inchiesta sulla “cupola” che pilotava gli appalti di Expo 2015. La Manutencoop, che si occupa di manutenzione, pulizia e gestione di immobili, è la cooperativa guidata da Claudio Levorato, uno dei manager per cui i pm milanesi avevano chiesto l’arresto (la misura cautelare, mai eseguita, è stata annullata pochi giorni fa dalla cassazione). “Lui è un vecchio comunista, io un vecchio democristiano. Quindi sappiamo come si parla tra noi, no?”, spiegava in una memorabile intercettazione l’ex Dc Gianstefano Frigerio. Nella città del Duomo, insieme a Comunione e liberazione, Manutencoop doveva accaparrarsi l’appalto per la Città della salute. A Roma, quello per la manutenzione delle strutture sanitarie della regione Lazio: un “global service” da un miliardo e 400mila euro.

Arrivare a Ni****cola Zingaretti. Luca Odevaine, uno degli uomini chiave per gli affari di Mafia Capitale, che qui ritroviamo nei panni del faccendiere, fa capire che potrebbe arrivare facilmente al capo della segreteria di Nicola Zingaretti, Maurizio Venafro. Lo conosce personalmente perché hanno lavorato insieme in provincia e può raggiungerlo, dice, anche attraverso Goffredo Bettini, storico regista della politica romana. Ma ci tiene a convincere quelli di Manutencoop a presentarsi insieme ai ciellini della Cascina, in nome delle larghe intese: “C’è ovviamente un interesse da parte del Partito democratico a tenere un rapporto con Comunione e liberazione perché stanno lavorando insieme… Alfano, Lupi, diciamo così…”, spiega. E poi: “Nicola (Zingaretti, ndr) deve loro molto, nel senso che l’hanno sostenuto”, aggiunge Odevaine, che tra i molti incarichi è consulente del centro d’accoglienza di Mineo, dove La Cascina gestisce il servizio di ristorazione.

L’inchiesta di Lirio Abbate.Come trovo il giornalista gli fratturo la faccia”. Il boss Massimo Carminati, capo indiscusso di Mafia Capitale, è furioso. Ha appena letto sull’Espresso l’inchiesta di Lirio Abbate, il primo giornalista a raccontare l’esistenza di una cupola romana e il ruolo assunto al suo interno dal Cecato, cioè Carminati. Ma quello che dà fastidio a Carminati è di essere collegato al traffico di cocaina: “Finché mi dicono che sono il re di Roma… però sugli stupefacenti non transigo”, sbotta. Da sette anni Abbate vive sotto protezione. A novembre la sua auto è stata speronata. Una intimidazione su cui la procura sta ancora indagando.

La cena di Matteo Renzi con gli imprenditori. Claudio Bolla, socio della cooperativa 29 giugno, intervistato da Piazzapulita sull’inchiesta Mondo di mezzo, conferma la presenza di Salvatore Buzzi, descritto dagli inquirenti come sodale del boss Massimo Carminati, alla cena di finanziamento del Partito democratico, il 7 novembre, con il segretario Matteo Renzi: “Si pagava mille euro a persona, eravamo in cinque”, fa i conti Bolla: “L’unico dubbio che mi rimane è che i tavoli costavano diecimila”.

Parola di Salvatore Buzzi. “Se stamo a compra’ mezza prefettura”. Parola di Salvatore Buzzi, l’uomo che era partito da una cooperativa di ex detenuti ed è finito a spartire gli affari con l’ex terrorista di destra Massimo Carminati, il capo di Mafia Capitale. Il business più importante è quello legato all’accoglienza degli immigrati. Buzzi e gli altri hanno puntato l’appalto per la gestione del centro d’accoglienza di Castelnuovo di Porto: 400 posti, tanti soldi. E il prefetto sembra non essere troppo convinto. Niente paura: “Se stamo a comprà mezza prefettura”, assicura Buzzi in una intercettazione del 29 gennaio 2014. E per sbloccare l’appalto, il gruppo contatta anche Gianni Letta, che gli avrebbe fissato un appuntamento con lo stesso prefetto: “Alle sei vedo Pecoraro”, annuncia Buzzi in una intercettazione pubblicata oggi su Repubblica.

Attraverso Walter Veltroni.Ho parlato ieri con Veltroni”. È di nuovo Luca Odevaine, l’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni in Campidoglio, protagonista di quest’altra intercettazione che il Giornale, Il Messaggero e La Stampa tirano fuori oggi dalle carte dell’inchiesta. Le loro strade si erano separate il giorno in cui Veltroni aveva lasciato il Campidoglio, nel 2007. Eppure sette anni dopo Odevaine, nella sua nuova veste di faccendiere, sembra spendere ancora il nome dell’ex sindaco e amico quando serve. In questo caso, Veltroni dovrebbe servirgli a raggiungere Domenico Manzione, il sottosegretario all’interno. Odevaine, che dal Tavolo di coordinamento nazionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo prova a orientare le scelte del Viminale, vuole convincerlo a non accentrare su Mineo, in Sicilia, tutti i nuovi sbarchi sulle coste siciliane. “Ho parlato ieri con Veltroni”, racconta Odevaine, chissà se millantando o no: “Ho detto ‘Walter parlaci pure te che questo Manzione è persona molto vicina a Renzi’”.

Il tariffario per i migranti. Non ci sono solo i cinquemila euro che Salvatore Buzzi, presidente della coop 29 giugno, si lamenta di dovergli dare tutti i mesi. Luca Odevaine sembra avesse proprio un tariffario per orientare i flussi dei richiedenti asilo come membro del Tavolo di coordinamento nazionale per l’accoglienza: “Questo è il pro capite pro die che mi darebbero a me, quindi 80 persone 1.240 euro al mese, 400 sono 18.600 euro”, spiega in un’intercettazione pubblicata dal Messaggero.

Ultime dal Vaticano.Novità dal Vicariato?”. L’11 settembre 2013 Luca Odevaine alza il telefono e chiede a Tiziano Zuccolo, camerlengo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, novità dal Vicariato su un intervento a favore di una società del costruttore Daniele Pulcini, vicino a Carminati.

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