Confermato il carcere per la maggior parte degli indagati nell’inchiesta Mafia capitale

Restano quasi tutte in piedi le accuse nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale. Il tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati che tramite i legali avevano fatto ricorso

“I soldi sembra corruzione invece un orologio de’ Bulgari no”

14 dicembre 2014 13:35

Lo spettro dello scioglimento per mafia del comune di Roma è sempre all’orizzonte. Lo ricorda, intervistato dal Messaggero, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Il botta e risposta tra lui e il sindaco Ignazio Marino è su tutti i giornali. A scatenare lo scontro una delle tante intercettazioni contenute nelle carte dell’inchiesta su Mafia capitale, l’organizzazione criminale di stampo mafioso scoperchiata dalla procura di Roma. Quella in cui il presidente della cooperativa 29 giugno, Salvatore Buzzi, secondo la procura braccio destro di Massimo Carminati, si vanta di aver ottenuto un appuntamento con il prefetto di Roma. Marino l’ha tirata fuori in pubblico, durante una assemblea organizzata da Sinistra ecologia e libertà: “Il prefetto non sapeva chi fosse, come facevo a sapere io?”.

La Repubblica “Se il prefetto non sapeva chi fosse Buzzi, come facevo a saperlo io?”, domanda il sindaco di Roma Ignazio Marino dal palco del teatro romano Ambra Jovinelli dove ieri si è svolta una assemblea pubblica con Nichi Vendola organizzata da Sinistra ecologia e libertà. Va giù duro Marino: “Siamo in una città dove il prefetto riceve nel suo studio una persona che adesso è accusata di 416 bis. Se il prefetto che ha a disposizione polizia, carabinieri, guardia di finanza non sapeva chi fosse come faceva a saperlo il sindaco?”. Il riferimento è a un incontro tra Salvatore Buzzi e il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Se ne parla in una intercettazione: Buzzi, impegnato ad accreditare una nuova struttura per rifugiati a Castelnuovo di Porto, sarebbe riuscito a farsi ricevere dal prefetto, grazie all’intercessione di Gianni Letta. “Nessuno di noi pensa che il prefetto lo abbia ricevuto sapendo che quella persona fosse indagata o attenzionata per mafia”, chiosa Marino, che cerca di allontanare dal Campidoglio lo spettro dello scioglimento per mafia.

Il Messaggero “Buzzi era estraneo ai miei uffici, nella amministrazione Marino, invece, ci sono tre indagati”. La replica del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro non si fa attendere. In una intervista al Messaggero risponde al sindaco Marino. E non è per niente rassicurante sul possibile scioglimento per mafia del Comune: “Non posso escluderlo”, dice. “Vogliamo capire se c’è una continuità delle infiltrazioni mafiose tra la passata e l’attuale giunta visto che sono finiti sotto inchiesta Ozzimo e Coratti (rispettivamente assessore alla casa e presidente del consiglio comunale ndr)“. Per questo, spiega, è stata nominata una commissione d’accesso. Da domani i tre commissari esamineranno gli atti del Campidoglio ed entro un paio di mesi dovrebbero concludere il loro lavoro.

La Repubblica/2 Roberto Saviano cita Leonardo Sciascia e se la prende però con i “dilettanti” più che con i “professionisti dell’antimafia”. Quelli che si stupiscono che la mafia abbia messo radici anche a Roma e che si serva di alleanze politiche e imprenditoriali mentre “le mafie sono organizzazioni che da sempre hanno più sponde in politica”. “Il vecchio volto di Mafia capitale”, si intitola il suo editoriale di oggi. “Il tema mafia fuori dalla Campania, dalla Calabria, dalla Sicilia, dalla Puglia è sempre stato sottovalutato”, scrive Saviano, che attacca direttamente Matteo Renzi: “Delega ai probiviri come se fosse una questione di uomini” mentre “il sistema fiscale e la burocrazia sono i grandi alleati delle organizzazioni criminali”.

Il Sole 24 Ore In prima pagina la notizia del trasferimento di Massimo Carminati nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in Friuli, vicino Udine. Mentre alcuni giorni fa il suo braccio destro Salvatore Buzzi era stato trasferito, sempre in regime di massima sicurezza, nel carcere di Badu ’e carros, a Nuoro, in Sardegna. Il rischio era che nel carcere di Regina Coeli, a Roma, Carminati potesse entrare in contatto con persone in grado di far arrivare a destinazione suoi messaggi o direttive. E intanto dalle carte dell’inchiesta, scrive il Sole 24 Ore, emerge anche il legame con il clan Santapaola. L’ente antiriciclaggio della Banca d’Italia avrebbe segnato dei bonifici a una società che si ritiene orbitasse intorno al clan.

Il Fatto Quotidiano Anche Mafia capitale tiene famiglia. Sorelle, moglie, nipoti. Li ritroviamo tutti nei palazzi della politica romana. Il Fatto Quotidiano l’ha chiamata “Parentopoli capitale”. La sorella di Massimo Carminati aveva trovato lavoro nella fondazione Magna Carta. “Un’ottima segretaria. Il cognome non lo conoscevo”, conferma Gaetano Quagliariello, coordinato nazionale del Nuovo centro destra. La sorella di Salvatore Buzzi, invece, ha fatto carriera all’interno del ministero dei beni culturali. Dal 2012 (dopo trentacinque anni di servizio) Anna Maria Buzzi è a capo della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. Sua figlia però è ancora da sistemare. E allora ci pensa lo zio Salvatore a raccomandarla al concorso per istruttore amministrativo del comune di Roma. Uno dei membri della commissione esaminatrice è il direttore del dipartimento delle politiche sociali, Buzzi lo contatta, l’esame va bene. E allora bisogna ringraziare: “Anna Maria (la sorella di Buzzi, che non è indagata né è stata intercettata, ndr) m’ha detto che glie vo’ dà i soldi, gli vo’ fa’ un regalo… I soldi sembra corruzione invece un orologio de’ Bulgari nooo”, dice Buzzi.

Il Corriere della Sera Sergio Rizzo prosegue il suo lavoro di inchiesta sugli appalti dell’emergenza abitativa a Roma. Una voce che pesa circa 43 milioni l’anno nel bilancio comunale. I soldi escono dalle casse del Campidoglio ed entrano nelle tasche dei costruttori romani. Rizzo fa il caso Antonio Pulcini che mette a disposizione 84 alloggi nella periferia di Casale Lumbroso. Costo per il comune: 2.700 euro ad appartamento. Pulcini (indagato per una tangente di quasi 2 milioni di euro, che il deputato del Partito democratico Marco Di Stefano avrebbe intascato per procurare a Pulcini l’affitto di due immobili da parte della società Lazio Service), di palazzi al comune di Roma ne ha affittati ben quattro per un totale di circa 9 milioni. Ma i nomi sono tanti. E c’è anche quello del calciatore della Roma Francesco Totti, socio di maggioranza di una delle società immobiliari di cui si serve il comune per reperire alloggi per l’emergenza abitativa. E poi ci sono i servizi di “portierato sociale” e di “guadiania” affidati alle cooperative sociali, che si fanno pagare 24 euro per inquilino. E veniamo a Mafia capitale: il consorzio Eriches 29 di Salvatore Buzzi incassa più di 5 milioni in un anno.

Il Tempo Raccolta dei rifiuti, pulizie di ospedali, cura del verde, manutenzione delle piste ciclabili. E poi il campo rom di Castel Romano, la gestione dei centri per rifugiati, le famiglie in assistenza alloggiativa. La lista degli appalti romani finiti alle cooperative di Buzzi è lunga. Il quotidiano diretto da Gian Marco Chiocci (citato nelle pagine dell’inchiesta) prova a ricostruirla per intero. E chiosa: “Roma in ginocchio se l’azienda di Buzzi dovesse sospendere di colpo i servizi”.

Il Messaggero/2 “Non sono Buzzi”. A prendere le distanze dal presidente della cooperativa 29 giugno è l’ex terrorista Luigi Ciavardini, giovanissimo militante dei Nuclei armati rivoluzionari, come Carminati, condannato per la strage alla stazione di Bologna. Nelle carte dell’inchiesta romana c’è anche il suo nome. Un imprenditore amico di Carminati, Mario Zurlo, racconta a Riccardo Brugia, braccio “militare” del boss, che lo ha visto insieme a Silvia Pesante, all’epoca direttrice del carcere di Frosinone: “Se la stava portando a casa”. “Con la sua cooperativa sociale Ciavardini sta facendo tutti i lavori intorno al carcere, gli pulisce l’erba… c’ha tutto il verde esterno”, aggiunge. “È una falsità. Ho avuto a che fare con certa gente per via del mio lavoro”, replica l’ex direttrice del carcere, poi passata a dirigere quello di Sulmona e dal 25 novembre a disposizione del ministero. “Una porcheria”, aggiunge Ciavardini, che minaccia querela all’imprenditore chiacchierone. Che smentisce: “Era un colloquio scherzoso”.

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