L’ex presidente argentina Cristina Fernández con i sostenitori a Buenos Aires, il 13 aprile 2016.

La corruzione dell’era Kirchner in novanta chili di banconote

L’ex presidente argentina Cristina Fernández con i sostenitori a Buenos Aires, il 13 aprile 2016.
30 giugno 2016 19:05

L’episodio è degno di un film di Berlanga: nei loschi sobborghi di Buenos Aires, una notte d’inverno, un signore di bassa statura scende carico di sacchetti da un’automobile di lusso, incespica, suona il campanello di un monastero; resta in attesa, è nervoso, nessuno gli apre. Nel monastero delle sorelle oranti e penitenti di Nostra Signora di Fatima vivono tre monache molto anziane che hanno problemi di insonnia: di solito per dormire prendono una pasticca. Il signore, disperato, lancia i sacchetti oltre il muro e scavalca; un abitante della zona lo vede, si preoccupa per le monache e chiama la polizia.

Suonano le sirene, arrivano due pattuglie, il signore esce, si identifica: è José López, ministro dei lavori pubblici durante i governi di Néstor Kirchner e di Cristina Fernández. La polizia gli chiede cosa ci sia in quei sacchetti. Niente, dei documenti. I poliziotti li aprono: i sacchetti traboccano di mazzette di dollari. Il signore ex ministro offre alla polizia dei soldi per dimenticare e andarsene: è il procedimento consueto. I poliziotti non accettano.

Nei sacchetti c’erano novanta chili di banconote (nove milioni di dollari, euro e yuan), orologi di lusso e una mitragliatrice. Adesso José López è in carcere e la sua avvocata, una cantante di cumbia che si è fatta fotografare con pochi vestiti addosso sulle riviste scandalistiche, vuole spacciarlo per un caso di turbamento psichico.

Il kirchnerismo è quanto di peggio sia mai successo alla sinistra argentina dalla dittatura militare

A essere turbato da quanto è successo è il paese: la tragica farsa del monastero di Fatima è il disastro finale del kirchnerismo. C’è chi se ne rallegra: il governo e i suoi sostenitori, certo, ma anche la sinistra e le forze che cercano un cambiamento.

Il kirchnerismo è quanto di peggio sia mai successo alla sinistra argentina dalla dittatura militare. Non solo ha spinto milioni di persone a votare destra o centro (alle ultime elezioni l’ha fatto il 90 per cento degli argentini), ma ha reso sospetto ogni discorso sulla giustizia sociale, sulla ridistribuzione della ricchezza e su altre aspirazioni: tutti argomenti che sono stati usati come un’arma retorica senza che cambiassero le ingiustizie e la povertà, e che oggi sembrano barzellette trite e ritrite.

Ma soprattutto il kirchnerismo ha trascinato con sé migliaia di giovani ben intenzionati, fuorviando le energie di cambiamento di un’intera generazione e mettendole al servizio delle sue falsità.

La grande farsa allo scoperto

L’episodio di Fatima ha finalmente portato del tutto allo scoperto la grande farsa. Sono in pochi a pensare che López, che faceva parte della cerchia intima dei Kirchner dal 1994, abbia agito senza la loro approvazione. Cristina Fernández si sente accerchiata e sta cercando di dimostrare di non essere ladra, ma stupida: i suoi dipendenti più vicini rubavano senza sosta e mezzo paese lo sapeva, ma lei sostiene di non averlo saputo. In ogni caso, la sua epoca è finita.

È già evidente: i suoi sostenitori più ferventi parlano di abbattimento, indignazione, vergogna. Per dodici anni non hanno voluto credere a chi diceva che i loro capi non facevano quello che dicevano di fare, e che invece facevano soprattutto cose che non potevano dire. I kirchneristi dicevano che le denunce erano frottole inventate dai giornalisti: l’immagine del ministro che scavalca il muro soffoca sul nascere qualsiasi scusa.

Il formicaio in fermento dopo un calcio: a medio termine, il risultato della farsa di Fatima sarà una grande energia sociale in cerca di nuove vie, giovani che avevano voluto credere nel kirchnerismo e che oggi rimuginano e si chiedono se potranno tornare a credere e, se sì, in che cosa.

Dove si innalzava un muro adesso c’è uno spazio aperto, le posizioni si stanno ridefinendo. Tra qualche anno sapremo come sarà il nuovo capitolo che i novanta chili di banconote del signore di bassa statura hanno aperto nella politica argentina.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano spagnolo El País.

pubblicità

Articolo successivo

Cosimo Gomez racconta una scena di Brutti e cattivi