Quanto paghereste per un po’ di tranquillità?

16 febbraio 2015 15:35

In una delle peggiori giornate che possano capitare a New York – poco dopo una pesante nevicata, quando tutto è coperto da uno strato di neve mista a fango e rifiuti – ho lasciato una strada affollata per entrare in un edificio dove non ero mai stato. Ho digitato un codice su un tastierino e si è aperta la porta di una suite. Se già questo vi sembra un po’ equivoco, aggiungere che pagavo a ore per stare lì, non migliorerà certo la situazione. Ma quando sono entrato in quella stanza impeccabile, con mobili svedesi e un tappetino per lo yoga, non ho fatto altro che scrivere una parte di questa rubrica e guardare fuori della finestra.

L’avevo prenotata attraverso Breather, una startup che offre “pace e tranquillità” affittando spazi a circa 25 euro all’ora, e che per il momento opera solo a New York, San Francisco, Ottawa e Montréal. Prima che me lo chiediate, preciso che le regole non tollerano nessuna attività illegale o indecente e che le stanze sono pulite subito dopo l’uso. È un’idea favolosa, ma al tempo stesso piuttosto inquietante. Che lezione dobbiamo trarre dal fatto che si può guadagnare del denaro offrendo alle persone qualche minuto di tranquillità per poter pensare?

Le stanze della Breather sono un esempio di “microrifugio”, come lo etichetterebbero quegli opinionisti bravi a dare nomi irritanti a mode fasulle. Possono anche essere usate per una normale riunione, ma il loro target principale sono le persone che hanno bisogno di concentrarsi e riflettere in pace. Una loro variante ancora più estrema sono i nutshell (gusci di noce), altrimenti detti “scudi pieghevoli per la privacy”: cappucci di tela nei quali infilare la testa e il busto per isolarsi brevemente dall’ambiente di lavoro.

Grazie al cielo, dato che chi li usa sembra la vittima di un rapimento, quest’idea è rimasta solo un progetto. Ma il bisogno di tranquillità, il desiderio di rifugiarci in una zona protetta, liberi non solo dalle interruzioni esterne, ma anche da tutti i sistemi che noi stessi, usando la tecnologia, abbiamo inventato per distrarci, è reale. Nelle stanze di Breather c’è il wi-fi, ma il fatto che stavo pagando rendeva meno allettante l’idea di perdere tempo su Twitter.

L’idea intelligente che si nasconde dietro questa moda è che non dovremmo vedere la tranquillità e il riposo come momenti eccezionali dei quali, se siamo fortunati, possiamo godere nei weekend, nelle due settimane di vacanze estive o in un futuro ipotetico che sembra non arrivare mai. Come sostiene lo scrittore Tony Schwartz, questo significa sottovalutare l’importanza del riposo nella vita umana. La nostra esistenza è regolata da una serie di ritmi, da quello delle stagioni a quello circadiano (giornaliero) fino ai cicli “ultradiani”, come quello dell’energia che dura circa due ore.

Se vogliamo stare bene, in ognuno di questi cicli dobbiamo alternare attività e riposo. Se è possibile, Schwartz consiglia di fare mezz’ora di pausa ogni novanta minuti di lavoro. Ovviamente per questo non è necessario affittare una stanza, e neanche mettersi un cappuccio in testa: basterebbe una passeggiata in un parco. Il punto è semplicemente che queste pause non sono meno importanti della settimana che passiamo al mare ogni anno. Sono riemerso da quella stanza sentendomi indubbiamente più leggero e rilassato. E subito dopo ho messo il piede in una profonda pozzanghera di fango e olio. Ma pazienza.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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