E se un’eccezione non è un’eccezione?

12 giugno 2018 12:17

Una delle cose che ci fanno più infuriare della gestione dei nostri soldi è quando, per esempio, si rompe la lavastoviglie e sarebbe sensato sostituirla con una di buona qualità, invece che con una economica che l’anno prossimo dovremo cambiare di nuovo, quindi ne compriamo una di fascia alta congratulandoci con noi stessi per la nostra saggezza.

Poi però, il mese dopo, è il nostro decimo anniversario di matrimonio. Non siamo i tipi che si concedono spesso il lusso di una cena a base di champagne, ma questa è un’occasione speciale, capita una sola volta nella vita, quindi ci sembra giusto festeggiarla come si deve.

Il mese dopo, compriamo un nuovo vestito per andare al lavoro, una specie di investimento su noi stessi. Il problema di tutte queste “spese eccezionali” non è che sono ingiustificabili, è che, se capitano continuamente, non sono più eccezionali. Questo è il motivo per cui è difficile non sforare il nostro bilancio mensile. C’è sempre un buon motivo per spendere di più almeno una volta, ma se “solo per questa volta” capita ogni mese, allora si chiama spesa mensile.

Una scoperta inquietante
I ricercatori Abigail Sussman e Adam Alter hanno studiato quello che succede quando consideriamo eccezionali le nostre spese, e hanno scoperto qualcosa di inquietante. Sottovalutiamo regolarmente quanto ci costeranno e tendiamo a spendere troppo per ogni singolo acquisto.

Questo è dovuto a un difetto di quella che gli psicologi chiamano la nostra “contabilità mentale”: non mettiamo una lavastoviglie sullo stesso piano di una cena a base di campagne, perciò non pensiamo che quelle spese escano tutte da una scatola etichettata “spese eccezionali”, e ci dimentichiamo del fatto che probabilmente ce ne saranno altre simili.

Questo atteggiamento mentale può avere i suoi lati positivi. In un altro studio, Alter e i suoi colleghi hanno dimostrato che le persone sono più disposte a fare una donazione se la richiesta è presentata come un’eccezione al loro normale tenore di spesa. È positivo perché in questo caso lo fanno per una buona causa, ma rimane sempre un errore di contabilità mentale.

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E la nostra inettitudine non riguarda solo il denaro. Da un documento di lavoro di Sussman e colleghi risulta che vale anche per il “bilancio delle calorie”: siamo più disposti a non rispettare le regole alimentari che ci siamo imposti se consideriamo l’occasione un evento speciale o se il cibo è particolarmente insolito.

E poi c’è il bilancio del tempo. So bene che dovrei dedicare le prime ore del giorno ai miei progetti più importanti, e che posso violare questa regola solo per motivi veramente urgenti. Ma se mi capita di non rispettarla una o due volte alla settimana, posso ancora dire che si tratta di una regola?

La vocina interiore
Questa è una delle idiosincrasie della psicologia per le quali forse l’antidoto migliore è semplicemente ricordarsi che esistono. Se avete l’abitudine di fissare un budget di spesa, potreste inserirci la categoria delle eccezioni e provare a pensare quali potrebbero essere (i regali di compleanno sono un buon esempio: può capitarci di doverne comprare uno a settimana, ma continuiamo a considerarli casi unici). Per contrastare la tendenza a spendere male il nostro tempo, potremmo prenderci un “giorno di tregua” alla settimana, tenerlo libero da qualsiasi impegno programmato per dedicarlo agli imprevisti, che – ve lo assicuro! – salteranno fuori.

Ma soprattutto prendiamo l’abitudine di non fidarci di quella vocina interiore che ci dice che per una certa spesa, che si tratti di soldi o di qualsiasi altra cosa, vale la pena infrangere le regole. Forse è vero. Ma lo diciamo sempre.

Consigli di lettura
Il libro migliore sulla gestione del denaro rimane un volume vagamente new age ma molto saggio: O la borsa o la vita di Vicki Robin e Joe Dominguez. È del 1992, ma ne è appena uscita una nuova edizione.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.

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