Via dei Fori imperiali, Roma, il 23 marzo 2016. (Stefano Rellandini, Reuters/Contrasto)

Al prossimo sindaco di Roma serve un po’ di senso civico

Via dei Fori imperiali, Roma, il 23 marzo 2016. (Stefano Rellandini, Reuters/Contrasto)
24 marzo 2016 16:22

Sarebbe azzardato credere che i sindaci siano sempre ex officio, per così dire, esempi di condotta irreprensibile e affidabili campioni di senso civico. Però dovrebbero esserlo almeno un pochino, specialmente in una città come Roma, dove anche tra i comuni cittadini il “senso civico” (cioè appunto il senso della convivenza civile e la cura dello spazio pubblico) si manifesta in modo esitante, per dirla con un eufemismo.

Ma adesso la giustizia sta procedendo alla stessa maniera contro due ex sindaci di Roma: gli ultimi in ordine di tempo, entrambi sospettati di aver tenuto, ciascuno a suo modo, una condotta tutt’altro che esemplare. Aprendosi in concomitanza con la campagna per le imminenti elezioni amministrative, i due processi pesano molto anche sul piano politico, a destra come a sinistra.

Gli inquirenti sospettano che Gianni Alemanno abbia preso una mazzetta da quelli di Mafia capitale. Sembra che Alemanno abbia ricevuto 125mila euro a titolo di finanziamento elettorale, che però risultano “illeciti” secondo l’accusa. C’è il sospetto che sia stato il ringraziamento dei malviventi all’allora sindaco per aver piazzato i loro uomini nei consigli di amministrazione di alcune aziende municipali, tra cui quella che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, e per avergli affidato la redditizia gestione dei centri di accoglienza per migranti e dei campi rom, compresi i relativi finanziamenti. Corruzione, insomma.

Come amministratore Marino non si è dimostrato particolarmente abile

Il processo contro Alemanno è uno stralcio del maxiprocesso contro Mafia capitale. La prima udienza si è già tenuta: è durata pochi minuti durante i quali il giudice ha letto ad alta voce all’ex sindaco l’atto di accusa e lo ha convocato di nuovo per venerdì santo. Uscendo dall’aula di tribunale, Alemanno ha dichiarato che è estraneo alle accuse e che dimostrerà la sua innocenza. Ha inoltre annunciato che presto uscirà un libro in cui dovrebbe essere rivelata la “verità” sul suo mandato. Titolo: Verità capitale. È piuttosto improbabile che il libro diventi un bestseller. Sotto Alemanno, si può ben dire, Roma ha toccato dei livelli di bassezza com’era successo raramente.

Il suo successore Ignazio Marino, un chirurgo con scarsa esperienza politica, non è riuscito a rimettere in sesto la città. Per fare una cosa del genere, due anni non bastano: a nessuno. E come amministratore Marino non si è dimostrato particolarmente abile. Però era considerato pulito, non infangato dallo scandalo di Mafia capitale. Eppure il suo partito di riferimento, il Partito democratico di Matteo Renzi, lo ha mollato e lo ha costretto a dimettersi. Il perché non si è ancora capito esattamente. Ma ormai è acqua passata.

Un marziano a Roma

Adesso anche su Marino grava la minaccia di un processo, per peculato e falso in atti d’ufficio. Gli inquirenti hanno infatti trovato 56 ricevute di pasti al ristorante, per un ammontare complessivo di 13mila euro, che Marino ha saldato con la carta di credito del comune, benché fossero stati i suoi parenti e amici a rimpinzarsi di leccornie.

Sembra che Marino abbia dato disposizioni ai suoi segretari di rendicontare quei banchetti privati come cene di lavoro con giornalisti, artisti e rappresentanti di organizzazioni umanitarie: agli inquirenti è bastato, per scoprirlo, interrogare i presunti ospiti. Con tanti saluti al senso civico. Adesso anche Marino si proclama innocente e anche lui annuncia l’uscita di un libro. Titolo: Un marziano a Roma. È autobiografico, pare. Attualmente Marino sta valutando se ripresentarsi alle elezioni, probabilmente per un desiderio di rivincita. Secondo i sondaggi, le sue possibilità sarebbero esigue e la sua stella al tramonto.

Non sorprende quindi che nella corsa a sindaco di Roma venga data come vincente una candidata della quale fino a poco tempo fa quasi nessuno aveva mai sentito parlare, che non si può definire né di sinistra né di destra ed è priva di qualsiasi esperienza politica, a parte due anni da consigliera comunale dell’opposizione. Mi riferisco all’avvocata Virginia Raggi, 37 anni, che si presenta con il partito antisistema Movimento 5 stelle. Raggi non deve fare altro che dichiarare di non avere niente a che vedere con i suoi predecessori. È già molto, è già quasi un programma. E magari porta in dote un capitale fatto di senso civico. Chissà.

(Traduzione di Marina Astrologo)

Correzione, 24 marzo 2016
Nella versione precedente di questo articolo c’era scritto che Gianni Alemanno aveva ricevuto 125mila euro sotto forma di piccole mazzette di banconote, ma questo non trova riscontro negli atti processuali.

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