La polizia schierata a Matrei, al confine tra l’Italia e l’Austria, il 3 aprile 2016.

Il muro al Brennero è il simbolo di una sconfitta europea

La polizia schierata a Matrei, al confine tra l’Italia e l’Austria, il 3 aprile 2016.
29 aprile 2016 14:56

Una recinzione metallica non è molto diversa da un muro, anzi, a dire il vero non lo è affatto. Quindi quei lavori al Brennero, in quella stretta valle di confine tra il sud e il nord del continente, tra il Tirolo italiano e quello austriaco, tra due paesi storici dell’Unione europea, sono di una tristezza notevole.

La barriera sarà lunga 370 metri e alta quattro. I pali sono già stati piantati, bisogna solo montare la rete. Sono gli austriaci a installarla, sul loro territorio, appena più in là del confine che da quasi vent’anni, grazie a Schengen, non esiste più. L’Italia assiste all’impresa con un misto di indignazione e turbamento. Matteo Renzi ha commentato: l’ipotesi dell’Austria di chiudere il Brennero “è sfacciatamente contro le regole europee, oltre che contro la storia, contro la logica e contro il futuro”.

Ancora lo sbarramento non c’è. Per il momento il traffico sarà semplicemente rallentato per ottimizzare i controlli, e il limite di sicurezza sarà fissato a trenta chilometri all’ora. Ma in caso di emergenza, ha annunciato Vienna, si chiuderebbe, e la barriera verrebbe alzata. Dopo il loro incontro, il 28 aprile a Roma, i ministri dell’interno dei due paesi si sono detti ottimisti sul fatto che la chiusura totale non ci sarà. Ma l’ottimismo, si sa, non è mai stato una categoria politica molto solida.

Il confine azzurro, quello del mare, non si può chiudere neanche con una barriera

Con emergenza l’Austria intende l’afflusso intenso di persone che nei prossimi mesi potrebbero fuggire da guerre e miseria attraverso il Mediterraneo. Dalla Libia alla Sicilia per proseguire verso nord, per esempio passando per il Brennero. Dopo la chiusura della rotta balcanica, questa prognosi non è solo plausibile: è tragicamente certa. Per molti profughi, la pericolosa traversata nel canale di Sicilia è l’unica via di scampo.

Appelli nel vuoto

Ma Vienna localizza l’emergenza soprattutto a Roma. Gli austriaci non credono che gli italiani siano in grado di arrestare il flusso migratorio. E anche questa prognosi è corretta. Come potrebbe essere umanamente possibile, anche volendolo? Il confine azzurro, quello del mare, non si può chiudere neanche con una barriera.

Invece, negli ultimi anni gli italiani si sono fatti carico della nobile impresa di soccorrere decine di migliaia di profughi dal rischio di naufragio. E nel farlo hanno salvato anche la dignità dell’Europa. Lo hanno fatto in un periodo in cui questa stessa Europa preferiva guardare dall’altra parte e ignorare le tragedie nel Mediterraneo come se fossero una faccenda meramente italiana.

Naturalmente è vero che spesso gli italiani hanno violato le norme della convenzione di Dublino: hanno fatto passare tanti migranti con un cenno del capo, senza registrarli. Ad alcuni, probabilmente, hanno perfino messo in mano un biglietto di treno per il nord. Ma chi può rimproverarglielo?

I loro appelli alla solidarietà, alla condivisione e alla giusta ripartizione del carico, si sono persi nel vuoto. Sono rimbalzati contro gli egoismi nazionali. Gli effetti del trattato di Dublino, su questo ormai sono quasi tutti d’accordo, ormai sono uno spettacolo grottesco. Eppure il testo della convenzione è ancora in vigore. E l’Austria lo invoca con un atteggiamento duro e diffidente. È probabile che queste posizioni siano motivate anche da questioni politiche interne, cioè austriache. Ma questo non migliora le cose, anzi.

Le lancette della storia riportate indietro

La costruzione del muro del Brennero potrebbe diventare il simbolo del fallimento dell’Europa sulla questione dei profughi. Proprio il Brennero, che è più di un passaggio tra le Alpi, più di un asse tra i mondi. In Sudtirolo, che per un secolo ha sofferto a causa della separazione dal resto del Tirolo, l’eliminazione della barriera era stata percepita come una riparazione di un’ingiustizia storica. Tutt’a un tratto, il passo che prima divideva le due regioni era diventato un elemento unificante. Adesso si rischia di tornare indietro, di rinunciare a nobili conquiste.

Gli italiani dicono che l’Europa muore se il Brennero chiude. Sembra una visione drammatica, anche un po’ patetica. Ma è pure piuttosto realistica.

(Traduzione di Floriana Pagano)

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