30 settembre 2015 16:57

1. Any Other, Something
Nel video la cantante si fa strapazzare dai suoi compagni di band mentre duetta con se stessa. Le passano intorno col cellofan, le si siedono sopra, le scrivono sulla fronte e la inondano di bibitoni e la coprono di schiuma da barba. E lei continua a essere carina, strapazzabile e resistente, e la canzone resta dubbiosa ma solare. L’album Silently. Quietly. Going away è in uscita per la neonata Bello Records. E, come quelle perline semiacustiche che ci stanno tanto bene nei film carini ma sporchi alla Boyhood, fila via fugace e fragile che è un piacere.

2. Africa Unite, L’esercito degli occhiali a specchio
Mannaggia. Era una delle canzoni candidate alla targa Tenco e si poteva scegliere anche questa, se solo ci si fosse ricordati delle scadenze. Comunque. Il reggae riflessivo incontra la scrittura di qualità (marca Quit the Doner) ed è tra i brani di punta dell’ultimo, solido album Punto di partenza (download gratis sul sito della band), in cui si riflette molto, anche su cose come la carenza di like. È un mondo difficile, ci si può perdere in un gioco di specchi e di riflessioni e di rimandi. E poi si arriva tardi per le scadenze, così.

3. Laurex Pallas, Aleardo Latitante della Rovere
Che gli vuoi dire a questi di Mantova che si propongono come dopolavoristico cocktail di enzojannacci, glam rock vintage, ginopaoli, ciclismo vintage, birra artigianale e Beatles vintage? Ogni quattro anni s’inventano una pedalata del loro mondo immaginario sotto forma di album: quella nuova, la terza, è La prestigiosa Milano-Montreux. Non sempre il pedalaggio pop riesce a conciliarsi con gli strappi della spiritosaggine, però sono preterintenzionalmente simpatici per spirito agonistico, convinzione e pianoforte da bordello.

Questa rubrica è stata pubblicata il 25 settembre 2015 a pagina 92 di Internazionale, con il titolo “Indie-esponenti”. Compra questo numero | Abbonati