20 ottobre 2015 20:39

1. David Ragghianti, Tema del filo
“Prima ci si arrotola a vortice / e poi si corre a lungo fin dove arriva il fiato / al resto pensa il sonno / a ricordarci tutto”. Tanto ci ricorda questo giovane cantautore lucchese, pescatore di immaginario complesso avvolto in parole semplici e tocco musicale delicato, ma non privo di nerbo. L’album Portland è tra le cose che vale la pena di ascoltare in un mood crepuscolare, riflessivo e ricettivo: è compatibile con la voglia di stare lontani dal baccano. In cuffia passeggiando in un bosco di pensieri, per prepararsi a levare la cuffia e affrontarli da soli.

2. Negramaro, Lo sai da qui
Non è facile costruire meditazioni a misura di stadio; pensieri e parole se molto amplificati tendono alla distorsione, vanno via le sfumature e va via la chiarezza. Resta l’anima, pur tra le dissonanze, e resta “gente che muove sbattendo stupidissime ali al sole”. Una canzone, non la prima, per il padre scomparso nel nuovo album La rivoluzione sta arrivando. Bella, ma sembra che Giuliano Sangiorgi e la sua band volino altissimo sui loro stadi, su cieli epici, senza fine, dove le luci si sciolgono e tutto è elettrico. A volte si vorrebbe sentirseli vicini.

3. Amen!, Le parole
“Presto questa ansia diventerà / gioia di vivere però / che difficoltà”. La confusione, il cambiamento, la vaghezza che genera significati multipli. Ma bisogna davvero capire il senso dei dischi? Ci sono già abbastanza cose su cui avvoltolarsi e perdere il filo, e anche da consumare passivamente parcheggiando il cervello. E c’è questa sfuggente nicchia in mezzo in cui provano a infilarsi gli aretini Amen! L’alt pop esibito nel loro album Preghierine è compatibile con colline pievi e querce, e col clubbettino hipster in provincia di fiducia. Meritano, già solo per quello.

Questa rubrica è stata pubblicata il 16 ottobre 2015 a pagina 16 di Internazionale, con il titolo “Padri e fili”. Compra questo numero | Abbonati