11 novembre 2015 13:21

1. Calibro 35, Thrust force
I migliori creatori di colonne sonore di poliziotteschi immaginari sono tornati, e stavolta (con l’album S.P.A.C.E.) da un’altra galassia. Almeno così vogliono farci credere tra riverberanti tastierine, echi dalla psichedelia profonda e onde sinusoidali destinate a colpire i cultori del vintage marziano e gli orfani del comandante Straker. Anche se il loro poliziottesco power non svanisce mai del tutto, generando mostri spaziali a zampa di elefante, Alfa più Romeo che Centauri, e stazioni spaziali blaxploitation (Across 111th sun).

2. Erio, Stareater
Vita di un venditore di collant (o qualcosa del genere) che ha la voce di un maschietto di Björk, un cucciolo di Jónsi, un Antony con qualche Johnson di meno, e via con i paragoni lusinghieri che nel suo caso vengono facili. Scovato nella posta da Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti (uno degli ultimi romantici che davvero s’ingegna ad ascoltare i demo che gli mandano) e gettato in pasto alla sensibilità elettronica di Paolo Baldini: il risultante album, Für El, è una palestra per permettergli di lacerare le sue considerevoli viscere vocali a piacimento.

3. Marc Carroll, O death, don’t yet call me home
Suona quasi come un Cat Stevens d’annata, o almeno come un teletrasporto da passati remoti del songwriting anglosassone. D’altronde, Marc Carroll è ritenuto da molti un grande irlandese perduto, come quegli scrittori che poi l’Adelphi gli passa al setaccio la bibliografia e diventano culti moderni. Carroll ha il pregio di vivere, amare e comporre un intero album sull’aratissimo tema dell’amor omnia vincit: il titolo è Love is all or love is not at all, ed è nella sua versione lost & lonely che questo ombroso figuro si fa più apprezzare.

Questa rubrica è stata pubblicata il 6 novembre 2015 a pagina 90 di Internazionale, con il titolo “Amori marziani”. Compra questo numero| Abbonati