Banane e peana

16 maggio 2018 17:44

1. Childish Gambino, This is America
Guardate che vi combino, dice Gambino, alias Donald Glover, delle cui gesta da showrunner di Atlanta (la serie tv sulla società nera statunitense) s’è letto sul New Yorker. Questo video fa serie a sé: canto di schiavi neri, colpi di pistola, hip hop e finale in fuga. Smorfie di parodia, flash di violenza shock, e coazione a farne arte, e soldi. Visione stilizzata e drammatica dell’America di oggi, e peana a se stesso di un artista che sa esprimersi tra musica e fiction, e che ci campa bene, scacciando a suon di cash e canne un’angoscia costante.


2. Diva, Divadelica
La italo disco non aveva mai avuto un risveglio così convincente: quei sintetizzatori e quei beat sintetici completi di battiti di mano farlocchi, Gianni De Michelis in pista, sigle coloratissime del Tg2 e di Retequattro, e lui, Davide Golin, mente del progetto, che canta con la erre moscia (nessuno mai pronunciò “Cardinal Lefebvre” con tanta forza urticante) e quell’aria da Jarvis Cocker del Veneto. Aspettando (venerdì 18) l’album Divadelica, è già l’ora dell’Aperidiva, singolo che sembra un teaser da softporno proto-Sorrentino, un Loro zero del 1986.


3. Iacampo, Le mie canzoni
La base di questa canzone, un loop di mandolino, tamburi e percussioni, qualche fiato sparso. E poi la voce, la malinconica dolcezza di certi cambi di tonalità. Torna il più tropicalista dei cantautori d’Italia, con un frutto maturo, esotico e rassicurante come una banana nana: Fructus è l’album cui ha lavorato con un compagno di strada già collaudato (Leziero Rescigno) e uno nuovo, il brasiliano Gui Amabis. La sua maturità Iacampo se la costruisce a mano. Non sempre si capisce di cosa canta, ma vale sempre la pena di ascoltare le figure.

Questa rubrica è uscita l’11 maggio 2018 nel numero 1255 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati

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