Netflix & kiss

13 marzo 2019 17:02

1. Olivia Sellerio, U curaggiu di li pedi
Dobbiamo amare l’uomo a mare essendo noi in alto mare nelle more amare. Morale giusta di una settimana in cui par di avvistare all’orizzonte un’altra idea di politica sull’asse che va dai People di Milano al fratello di Montalbano. È del commissario di Andrea Camilleri, nelle versioni tv “regular” e giovane, che si tratta qui però: la cantautrice di Palermo vi ha composto intorno un ciclo di canzoni, tutte in poetico dialetto siculo, disseminate nelle serie e ora raccolte nell’album Zara zabara. Il libretto ha una cura editoriale degna del suo cognome.


2. Dino Fumaretto, Storia epica
Tra “sceneggiato Rai” e “binge watch” uno snodo cruciale resta sempre Twin Peaks di David Lynch. Però bisogna essere un po’ inguaiati per fissarsi su Benjamin Horne, l’uomo d’affari che passa da spietato a traumatizzato e si cala nei panni del generale Lee intorno a un plastico. Qualcosa di simile è successo all’eccentrico cantautore e blogger milanese per questa rutilante storia inclusa nell’album Coma. Musicalmente sostenuto da un complice ossessivo come Iosonouncane, percorso da demoni, krautrock, Nick Cave e suspense alla Scerbanenco.


3. Lazza, Netflix remix
“Minchia Zzala sembri la versione trap di Elton John” gli fa l’amico su Instagram, perché lui, classe 1993, già studente al conservatorio, si veste vistoso e si esibisce al piano. In uno dei pezzi di punta del suo album Re Mida snocciola con l’autotune esempi di vita come film: compaiono Saturno contro, un “farò il botto come Bruce Willis in Armageddon” e anche “Odio come Kassovitz”. Il ritornello è “t’impresto il mio Netflix e vuoi farti un film se vuoi darmi un kiss”. Alla fine, dagli stilnovisti a oggi, la funzione di tante finzioni è sempre quella, arrivare al kiss.


Questo articolo è uscito nel numero 1297 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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Giovanni Ansaldo