Hip bop

28 agosto 2019 17:26

1. Stormzy, Vossi Bop (feat. Ghali)
Forse essere cool è solo questo perenne agitare la capoccia e non pentirsi? Però quest’estate ha tenuto compagnia questa catagnola di grime dal Regno Unito, che prende il cazzeggio social di un amico e ne fa un gesto epico, identitario. Grazie anche a un kolossale video e alle versioni localizzate per i mercati hip hop secondari come l’Italia, dove c’è Ghali che borbotta di “scheletri nell’armadio ma vestiti bene”, e un catechismo antisalviniano di maniera, che però non vale il franco e cordiale “fuck Boris” del rapper britannico.


2. Leisure, On my mind
E finalmente. Recuperando musiche finite negli angoli di ferragosto, un white groove benintenzionato dalla Nuova Zelanda: una cosa che fa un po’ ricordare quel mini fenomeno che furono gli Stereo Mcs di Connected (primo Brit hop anni Novanta), ma in una chiave più leggera, tra reminiscenze disco/funk e lieve psichedelia. Com’è tipico di quelle formazioni senza leader carismatico-dittatoriali, dove cervelli e talenti si esprimono polifonicamente. Come nell’album Twister, speriamo destinato a buona sorte di trastullo intelligente.


3. TaxiWars, Drop shot
Trip hop white jazz belga, ambrato, scantinato, come una cosa da ascoltare da qualche parte in mezzo alla notte, alla fine delle sigarette, forse per svegliarsi gradualmente, forse per placare animi insonni: un contrabbasso, un sassofono, un lento implacabile beat sulla routine così sommessa ma incisiva di Tom Barman, già cantante dei dEUS, che si è ormai fissato in questa nuova incarnazione nel quartetto post-jazz che prova a contrabbandare poesia nelle pieghe delle note blu e attraverso l’album (in arrivo ai primi di settembre) Artificial horizon.


Questo articolo è uscito sul numero 1321 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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