12 dicembre 2019 17:27

1. Calibro 35, Stan Lee (feat. Illa J)
È tutto un rimaneggiare miti, spostare accenti, sovrapporre Shaft a Star Trek e, su un afflato galattico e supereroico, aggiungere un rapper old school di Detroit. Nell’universo dei Calibro 35, band di ultraterrena sottigliezza strumentale, una “voce che dice cose” è come un Big bang. Una nuova (e aliena) identità segreta svelata dal gruppo proiettato dai poliziotteschi ai b-movie di fantascienza, e ora risucchiato, verso il prossimo album Momentum, in quell’epica di cui sono fatti i Fantastici Quattro, Spiderman, Avengers e sogni adolescenziali vari.


2. Ackeejuice Rockers, Jude & Frank, Lele Blade, Medellín
Da Marostica, capitale delle ciliegie e base degli Ackeejuice, duo di smanettoni del ritmo già noti ai fan di Kanye West e Jovanotti, a partire da un giro di flauto preso da qualche disco di folk andino, con un condominio di ospiti. Per imbarcare il loro cargo di strabordanti ritmiche moombathon e latin house in una dimensione global/provinciale, tra rapper casoriani, balenciaga farlocche e “la plata la plata la plata”. Come quei bambini che girano con le magliette di Narcos, ma divertente.


3. Guappecartò, Vlado
’O Malamente, Frank Cosentini, Dott. Zingarone, Mr Braga, ’O Brigante: non è una batteria di loschissimi per la prossima stagione di Gomorra, ma un combo perugino-parigino di busker in bilico tra Balcani, violini tzigani, tanghi appocundrie e nostalgie di un novecento drammatico, in fuga dalla Fiume del dopoguerra alla Svezia, come quel fantomatico compositore croato da cui hanno adattato spartiti e melodie nell’album Sambol-amore migrante. Simbolico o meno, è un bel migrare, in una memoria di balere avventurose tra fisarmoniche e chitarre.


Questo articolo è uscito sul numero 1336 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati