Derivati pop

15 gennaio 2020 17:54

1. Drago, Tutto stanotte
Se una notte d’inverno (nel Blade runner di un universo parallelo) un replicante di Rino Gaetano planasse su Porta Nuova con rabbia, passione e voglia di giocarsi bene la vita, uscirebbe un pezzo un po’ come questo di Roberto Dragonetti, milanese classe 1984, già bassista per Ghemon e altri, e deciso a far le cose sul serio al suo debutto da cantautore, prodotto da Tommaso Colliva (Afterhours, Muse). E siccome ha voglia di giocarsela bene ecco paroloni come “Voglio tutto stanotte” scorrere bene, come lacrime sotto una pioggia di sintetizzatori.


2. Tutti fenomeni, Qualcuno che si esplode
Intanto, in un altro mondo immaginario in cui Roma contrappone il suo alto calibro intellettuale al crescente tamarrismo milanese, ecco un aspirante replicante di Franco Battiato: Giorgio Quarzo Guarascio, alias Tutti Fenomeni. Che in attesa dell’album Merce funebre attacca un “Cantami o Diva dell’ira funesta”. Il produttore è Nicola Contessa, autore del Sorprendente album d’esordio de I Cani, il Dave Eggers di corso Francia. In questo mondo rarefatto, si ripropone il kitsch pastiche à La voce del padrone: “Karl-Marx-Straße I really like your trousers”.


3. Atticus Ross & Trent Reznor, Life on Mars?
Visto (e ascoltato) che ogni cosa ormai è derivata, e assodato che il prodotto più perfettamente pop del momento è Watchmen, serie della Hbo basata su un graphic novel di Alan Moore, perché non affezionarsi alla colonna sonora? È opera del frontman dei Nine Inch Nails con il produttore compositore britannico. Tutta musica industrial da camera di cui ogni intenditore apprezzerà le cangianti sfumature tech o prog. L’unico accenno crowd pleaser è la delicata versione strumentale della canzone di David Bowie.


Questo articolo è uscito sul numero 1340 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

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