19 febbraio 2020 17:27

1. Bugo feat. Morgan, Sincero
“Le buone intenzioni, l’educazione”, e un caso da manuale di eterogenesi dei fini. Il pezzo, che di suo è buono, al festival finisce per rimanere a fortiori in testa (in particolare nella testa del rubrichista di Internazionale, sporadico spettatore sanremese) nella versione sabotata dal suo alfiere e (presunto) coautore: “La tua ignoranza, la maleducazione…”. E alla fine questa bromance finita a calci e sputi convalida quel perfetto “sono sincero me l’hai chiesto tu ma non ti piace più”, e innalza a livello salotti d’Italia il talento seminterrato di Bugo.


2. Nuova compagnia di canto popolare, Moresca di Barrè
Viaggio alle radici del cuccurucù: un mondo di villanelle e moresche, pappalasagne e zampogne, e tuttecose di cuore, amore, danza e gelosie, purpe secce calamare e tutta la materia prima dei canti popolari mutuati da genti di campagna e pescatori e popolani, e usate come house music di corte come a Napoli nel 1534. Album edito con la consueta cura dall’editrice Squilibri. Musica popolare che sta alle radici di tutto, anche se poi si vorrebbe sempre il bis del secondo coro delle lavandaie nella Gatta Cenerentola.


3. Blackbird & Crow, The witch that could not be burned
Ormai stai cedendo in pieno al giovane Gianni Morandi, la cui In ginocchio da te in diretta dal 1964 spunta nel film Parasite. Però poi, via Spotify, ti lasci deviare dal gusto nordico. Con questo poetico heavy blues folk da un duo della contea di Donegal, Maighread & Stephen, merla e corbaccio al primo album (Ailm). Lei fa la strega dannata, e “my pen will not be silenced” dice con quel suo brogue irlandese, su poche note di grezza chitarra di lui. Basta con le falegnamerie da festival, vanno bene la foresta, il falò e tanto buio intorno.


Questo articolo è uscito sul numero 1345 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati