04 marzo 2020 17:38

1. Celeste, Stop this flame
Andare avanti, eccetera. Inutile dirlo sempre con quella affranta superciliosità da cantautori che si credono Samuel Beckett; ci si può mettere del groove e della speranza, e tirare come se fosse acid jazz dei bei tempi, una Talkin’ loud primi anni novanta. E fare ancheggiare, anche, e cantare sul coro. Non è facile, ma Celeste Epiphany Waite, 25 anni, ha la personalità giusta per mettere a tacere i saccentoni e duettare con il guru Paul Weller inYou do something to me e in generale trasmettere, senza smancerie, quella forza tranquilla che ci vuole adesso.


2. Melingo e Vinicio Capossela, Camino y hablo solo
“Colgado a mi desgracia” (inserire qui la propria aneddotica da contagio), il tanghero argentino del 1957 vagabonda per una via solitaria di cui fa parte anche il nostro Capossela. Il sentiero è sempre quello, tracciato dai Tom Waits e Tonino Carotone, Vladimiro ed Estragone del mondo, con ruvida fragilità di sopravvissuti. Melingo si porta un fagotto di esperienze che vanno dal ruolo di sassofonista di Milton Nascimento alle milongas riscoperte nel suo barrio di Buenos Aires. Nulla come qualche giro del mondo per riscoprire casa.


3. Latleta, Viva la vita
Mi sento strano. Parliamo piano. Qui nel nord. Mi sa che sbaglio. Splende il sole. Contagiosa canzone “che nasce dalla sofferenza e dall’abbandono”, per celebrare la vita in una passeggiata in corso Regio parco, a Torino. Con una disarmante semplicità di tastierine vintage forse trovate al mercato del Gran Balon, e con la svagatezza un po’ new wave, da qualche parte tra un saggio indiano e i Righeira, torna Claudio Cosimato, uno di quei talenti errabondi che ogni tanto spuntano. Miraggi è un album pieno di idee e di tentativi di stare sereno.


Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati