Donald Trump incontra i giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per Londra, il 2 giugno 2019. (Joshua Roberts, Reuters/Contrasto)

Donald Trump a Londra apre la sua campagna elettorale

Donald Trump incontra i giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per Londra, il 2 giugno 2019. (Joshua Roberts, Reuters/Contrasto)
03 giugno 2019 11:23

Difficile fare peggio. Donald Trump arriverà il 3 giugno a Londra per una visita di stato di tre giorni – il massimo livello in termini di protocollo – e ha pensato bene di far precedere il suo arrivo da dichiarazioni provocatorie e pesanti ingerenze nella politica nazionale britannica. In cambio, il presidente ha ricevuto varie “cortesie”: il sindaco di Londra Sadiq Khan l’ha accusato di mantenere posizioni “fasciste”, mentre il capo dell’opposizione Jeremy Corbyn boicotterà la cena di gala offerta dal Regno Unito.

Donald Trump dice quello che pensa, e per questo i mezzi d’informazione britannici si preoccupano di tenere un microfono sempre vicino alla sua bocca. Il presidente degli Stati Uniti ha criticato in modo piuttosto rude l’accordo sulla Brexit negoziato da Theresa May, che sicuramente non avrà apprezzato. Trump ha sottolineato che se al posto di May ci fosse stato lui, avrebbe sbattuto la porta in faccia all’Unione, rifiutato di pagare i 42 miliardi di euro che Londra dovrà sborsare e portato i 27 in tribunale.

Non è tutto. Il presidente ha grandi estimatori in terra britannica. Nigel Farage, paladino della Brexit, ha dichiarato che il prossimo primo ministro dovrebbe mandare Trump a negoziare con gli europei. Boris Johnson, candidato alla successione di May, condivide con Trump il taglio di capelli e la passione per la demagogia.

In campagna elettorale
Donald Trump si aspetta una sola cosa da questa visita: una serie di foto con la regina Elisabetta e la famiglia reale in carrozza per le strade di Londra e a Buckingham palace. Il presidente è già in piena campagna elettorale, anche se manca un anno e mezzo alle elezioni. Trump ha fatto sapere che il prossimo 18 giugno annuncerà la sua candidatura per un secondo mandato e a questo punto nient’altro ha importanza, soprattutto considerando che a Londra parlerà con un primo ministro dimissionario e con un partito conservatore in crisi che dovrà scegliere un nuovo leader per uscire dall’inferno della Brexit.

Con Donald Trump bisogna resuscitare il vecchio principio secondo cui gli stati non hanno amici ma solo interessi

Come se non bastasse, un sondaggio pubblicato il 2 giugno indica per la prima volta il Brexit party di Nigel Farage come primo partito in caso di elezioni anticipate, con un crollo totale dei conservatori.

In questo clima la visita di un presidente come Trump è nel migliore dei casi una distrazione e nel peggiore un ulteriore elemento di confusione politica.

Sconfitta su tutti i fronti
Paradossalmente, i due paesi restano alleati stretti. Quando hanno scelto la Brexit, i britannici pensavano che gli Stati Uniti avrebbero accolto a braccia aperte la loro strategia di riposizionamento in nome della “special relationship”, la relazione speciale di cui parlava Churchill dopo la guerra.

Il problema è che con Donald Trump bisogna resuscitare il vecchio principio secondo cui gli stati non hanno amici ma soltanto interessi. Se Londra vuole un trattato di libero scambio con Washington dovrà negoziare. Con “Mister Deal” tutto ha un prezzo.

Di sicuro non c’è niente di meglio di una visita di Donald Trump per far rimpiangere l’Europa. Molti britannici sono perfettamente consapevoli che rischiano di perdere su tutti i fronti. Per il momento, però, non intendono fare altro che tenere duro e aspettare che passi la mareggiata.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Le notizie di scienza della settimana
Claudia Grisanti
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.