Vladimir Putin dà il benvenuto a Xi Jinping al Cremlino, Mosca, il 5 giugno 2019. (Mikhail Metzel, Tass/Getty Images)

Tra la Normandia e Mosca, il mondo è di nuovo diviso in due

Vladimir Putin dà il benvenuto a Xi Jinping al Cremlino, Mosca, il 5 giugno 2019. (Mikhail Metzel, Tass/Getty Images)
07 giugno 2019 11:43

Se serviva una prova della grande divergenza che c’è nel mondo, è arrivata in settimana, in modo abbastanza eclatante. Mentre quella che continuiamo a chiamare la famiglia occidentale (pur con le sue divisioni) si ritrovava in Inghilterra e Normandia, un’altra riunione, di natura diversa, si teneva a Mosca. Xi Jinping, numero uno cinese, si è infatti intrattenuto con Vladimir Putin per tre giorni, accompagnato da una delegazione di… mille persone.

Non siamo ancora alla guerra fredda, ma tutto questo comincia pericolosamente a somigliare a una divisione in due blocchi che si osservano in cagnesco. La simultaneità dei due vertici (che si ignorano reciprocamente) ha già superato la sfera del simbolico, perché in queste riunioni si stanno creando e testando nuovi rapporti di forza.

Per Vladimir Putin i tre giorni in compagnia di Xi, uno dei leader più potenti del pianeta, compensano il mancato invito alla cerimonia in Normandia. Il presidente russo era stato presente al settantesimo anniversario anche se le truppe russe non parteciparono allo sbarco, in ragione del fondamentale contributo del fronte orientale alla sconfitta del nazismo.

Ricevendo il presidente cinese, comunque, Putin dimostra di non essere isolato

Cinque anni dopo, però, Putin non è stato invitato, perché ritenuto infrequentabile a causa dell’annessione della Crimea e dei bombardamenti contro gli ospedali in Siria. Ricevendo il presidente cinese, comunque, Putin dimostra di non essere isolato.

Da quando Mosca si è rivolta al vicino asiatico, con cui i rapporti non sono sempre stati facili, gli occidentali attendono impazientemente un segno di divisione e cercano di convincersi che si tratta solo di un’alleanza di circostanza.

Ma la verità è che questa alleanza sta reggendo, e anzi si sta rafforzando. I rapporti economici tra i due paesi hanno assunto una portata considerevole, grazie al petrolio e al gas russo. Ora, in occasione della visita di Xi, l’azienda cinese Huawei è stata scelta per installare la rete 5G in Russia. Un atto di sfida nei confronti di Washington, che ha bandito Huawei dalle sue reti.

Evidentemente non ci sono corrispondenze ideologiche tra una Cina ancora comunista e una Russia ultranazionalista, ma esistono una volontà comune di interrompere l’egemonia occidentale, un gusto condiviso dell’ordine e l’assenza di scrupoli nel mantenerlo.

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Alcuni esponenti della Casa Bianca sognano la separazione tra Russia e Cina, un po’ come aveva fatto Nixon nel 1972 alleandosi con Mao per danneggiare l’Unione Sovietica. Ma le condizioni politiche di una simile manovra oggi non ci sono. Lo stesso vale per le speranze di alcuni europei di riallacciare il dialogo con Putin e mettere fine a questo clima di tensione.

Il ritorno alle relazioni pacifiche sembra impossibile fino a quando i nuovi rapporti di forza non si saranno stabilizzati. La guerra commerciale e tecnologica scatenata da Trump contro la Cina è soltanto uno degli aspetti di questa tensione, come anche le ricomposizioni in corso in Europa, ancora lontane dal compimento.

Questo significa che dovremo imparare a convivere con l’asse russo-cinese e con gli Stati Uniti sempre meno coinvolti e sempre più imprevedibili. Ecco il messaggio, poco rassicurante, degli incontri in Normandia e a Mosca.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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