16 giugno 2022 10:31

Le grandi manovre intorno alla candidatura dell’Ucraina all’Unione europea sono cominciate. L’argomento divide i 27: da un lato quelli che vorrebbero accelerare la procedura per ragioni geopolitiche, dall’altro quelli che temono un’eccessiva fretta. Il 17 giugno la Commissione europea renderà pubblico il suo parere.

Il 15 giugno, in Moldova, altro paese candidato all’adesione, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto un “segnale positivo e chiaro” in occasione del prossimo Consiglio europeo. Nella presidente moldava, la filoeuropea Maia Sandu, Macron ha trovato un sostegno pubblico (il primo) alla sua proposta di una comunità politica europea. La presidente moldava ha accettato la tesi di Macron secondo cui la comunità politica non è un sostituto dell’adesione, ma una struttura di cooperazione e sicurezza più rapida, anche considerando che il processo di adesione può durare anni.

Tutto dipenderà dalle discussioni che si svolgeranno con l’Ucraina dopo l’arrivo il 16 giugno a Kiev di Macron, del cancelliere tedesco Olaf Scholz e del presidente del consiglio italiano Mario Draghi.

Simbolo potente
È un viaggio molto atteso e che arriva in un momento decisivo. Decisivo per l’Ucraina, che ha subìto gravi bombardamenti nel Donbass e ne sta pagando il prezzo; decisivo per l’Europa, che deve rapidamente dare la sua risposta alla candidatura dell’Ucraina, e fatica a trovare un consenso.

Ma è soprattutto un simbolo potente: i leader delle tre principali potenze dell’Unione europea, Germania, Francia e Italia, in maniche di camicia su un treno diretto verso la capitale di un paese europeo sotto attacco.

Ora l’Unione europea è costretta a vivere come una potenza politica, cosa che finora aveva paura di fare

È il simbolo di un’Europa che, per la prima volta nella sua storia, si impegna politicamente, militarmente e umanamente a fianco di un paese terzo, vittima di un attacco senza precedenti da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu e potenza nucleare. Finora l’Unione aveva paura di vivere come una potenza politica: ora è costretta a farlo e questo viaggio a Kiev ne è il simbolo, dopo tante esitazioni. Anche perché dopo la trasferta dei tre leader europei, sarà impossibile dire di no all’Ucraina.

D’altronde, con la battaglia che infuria nella zona orientale dell’Ucraina, il presidente Volodymyr Zelenskyj fatica a comprendere le sottigliezze europee.

Per il presidente ucraino si tratta di ottenere un’assicurazione sulla vita dopo aver rinunciato all’ingresso nella Nato. L’Unione europea non è un’alleanza militare, ma ha una clausola di sicurezza collettiva che è molto importante per i paesi confinanti con la Russia.

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Per questo le esitazioni e la prudenza apparente della Francia e soprattutto della Germania non sono gradite in Ucraina. L’irritazione davanti ad alcune dichiarazioni di Macron è stata espressa pubblicamente, tanto che il presidente francese ne tiene ormai conto. Anche se continua a sostenere la necessità che Kiev avvii un negoziato con la Russia, Macron ora precisa (lo ha ribadito il 15 giugno) che questo avverrà solo quando l’Ucraina sarà vittoriosa.

Evidentemente sono in corso diversi negoziati paralleli che condizionano l’unità europea dopo quattro mesi di guerra. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno annunciato un miliardo di dollari di aiuti militari supplementari per l’Ucraina. La guerra, d’altronde, si fa prima di tutto con le armi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)