Italieni

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La cura più che un libro è parte di una terapia

09 giugno 2016 20:18

Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, La cura
Codice edizioni, 364 pagine, 15 euro

La cura non è un libro ma “l’elemento di una performance” in cui si sospende la realtà ordinaria per metterne in scena un’altra. Lo dice Salvatore Iaconesi, coautore e protagonista della Cura, in quanto malato. La sua performance è essere riuscito a travalicare la condizione di paziente per restituire alla malattia una dimensione umana e sociale. Ne è nata una testimonianza molto originale in cui il cancro non è più un tabù e la medicina si fonde con la cibertecnologia. Tutto comincia nel 2012, quando all’autore viene diagnosticato un cancro al cervello.

Salvatore decide di mettere online la sua cartella clinica e di chiedere al mondo intero di partecipare alla cura. Da hacker e ingegnere robotico sa benissimo che la sua dichiarazione, “Io ho il cancro”, scatenerà qualcosa. Lo spiega lui stesso: “Non ti ammali da solo, la tua famiglia è con te, gli amici, gli studenti se insegni, il tuo fruttivendolo dove non vai più a fare la spesa… È ingenuo pensare che ti ammali da solo e che da solo ti possa curare”. E, comunque, mai nel rapporto asimmetrico tra medico e paziente, con il paziente ridotto a “entità amministrativa-burocratica”. Oggi Salvatore è guarito e, grazie a esperimenti come il suo, il malato di cancro può essere meno solo.

Questo articolo è stato pubblicato il 27 maggio 2016 a pagina 84 di Internazionale, nella rubrica Italieni. Compra questo numero | Abbonati

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