12 dicembre 2016 19:00

Athos Zontini, Orfanzia
Bompiani, 222 pagine, 17 euro

Lui lo sa. Sa che quell’attenzione a volte ossessiva dei suoi genitori a nutrirlo ha come unico obiettivo farlo ingrassare per avere più carne da mangiare al momento buono, perché è così che finiscono i bambini. Non sappiamo se la terribile rivelazione gli sia venuta dalla favola di Hänsel e Gretel, ma questa convinzione basta per fargli ingaggiare una lunga battaglia contro i genitori, fatta di dita in gola e resti di vomito rinsecchiti nascosti nell’armadio o usati per concimare le piante, un classico da anoressia avanzata.

Lui è il protagonista bambino del libro d’esordio di Zontini, Orfanzia, bel neologismo che allude all’essere orfano dell’infanzia. Non ha un nome ma tanta sostanza per condurci con leggerezza attraverso la sua guerra al cibo e il suo rifiuto di crescere, raccontandoci anche del bullismo subìto e della lezione di vita che gli ha dato un amico scaltro e mangione, Lucio, detto Lucifero.

Un romanzo denso, scandito dalle stagioni e da una scrittura asciutta. A ispirarlo, rivela l’autore, è stata la frase lapidaria pronunciata da un amico, dopo una cena a casa di una coppia di genitori moderni e iperprotettivi, preoccupati che i figli crescessero secondo determinati canoni: “Se il bambino non fa quello che vogliono, se lo mangiano!”. Un sentito grazie all’amico.