Nel secondo trimestre del 2011 il pil della Grecia è sceso del 7,3 per cento rispetto all’anno precedente. Il ministro delle finanze Evangelos Venizelos ha annunciato che le misure d’austerità introdotte nel 2010 stanno producendo i risultati previsti. Il problema è che una recessione più severa riduce le entrate fiscali e rende più difficile centrare gli obiettivi di riduzione del deficit concordati con la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale come condizione per ricevere gli aiuti.

Allora ecco l’ennesima correzione: nei primi mesi del 2012 arriverà una tassa per i proprietari di casa. Ma se la recessione peggiora, ci vorranno ancora più aiuti, per i quali bisognerà fare i conti con un elettorato tedesco sempre più insoddisfatto e con i vincoli posti dalla recente sentenza della corte costituzionale federale di Karlsruhe.

Come hanno osservato Wilhem Buiter nel Global economics view di Citigroup e Francesco Daveri su lavoce.info, l’euro è una strada a senso unico: i costi dell’uscita dalla moneta unica sarebbero troppo alti per tutti. La stessa Germania si troverebbe alle prese con un marco forte nei confronti di un euro deprezzato.

La strada obbligata per Berlino è rifondare “alla tedesca” il funzionamento dell’Unione europea. Ma prima occorre spegnere l’incendio, garantendo un rinnovo di aiuti pluriennali che eviti alla Grecia di proseguire nel suo lento suicidio economico.

Se non si salva la Grecia oggi, non ci sarà nessun nuovo trattato europeo da riscrivere domani.

Internazionale, numero 915, 16 settembre 2011

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