26 maggio 2016 20:42


Pericle il nero
Di Stefano Mordini. Con Riccardo Scamarcio, Marina Foïs, Valentina Acca, Gigio Morra. Italia/Belgio/Francia, 2016, 105’

“Mi chiamo Pericle Scalzone. Di mestiere faccio il culo alla gente”. Comincia con una voce fuori campo, sulle immagini un po’ cupe di una cittadina belga, il film di Stefano Mordini (nel progetto iniziale c’era Abel Ferrara), unico italiano a Cannes, nella sezione Un certain regard. Tratto dal romanzo noir di Giuseppe Ferrandino, Pericle il nero è un film curioso, certamente non banale, anche se ci racconta una storia ambientata, ancora una volta, nel mondo della camorra. Non a Napoli ma a Liegi. E, quando dovrà fuggire per salvarsi, Pericle andrà a Calais, in Francia. Due luoghi emblematici delle migrazioni, di ieri e di oggi.

Scopriamo un bravo Riccardo Scamarcio, quasi brutto, con uno sguardo spento e l’aria smarrita da piccolo malfattore. È sempre protetto dalla sua uniforme: codina da samurai, una riga nera tatuata sulla schiena e giubbotto perennemente addosso. Ritroviamo anche due bravi attori napoletani: Gigio Morra (don Luigi) e Maria Luisa Santella (Signorinella). Ci sono dialoghi in francese, con sottotitoli italiani. Ne avrebbero bisogno anche quelli in napoletano. Sopratutto il quasi incomprensibile monologo chiave dell’inquietante Signorinella.

Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2016 a pagina 94 di Internazionale, nella rubrica Italieni. Compra questo numero | Abbonati