L’università di Mosul, in Iraq, il 23 gennaio 2017.

La prossima fase della battaglia di Mosul

L’università di Mosul, in Iraq, il 23 gennaio 2017.
24 gennaio 2017 17:16

La riva est del fiume Tigri a Mosul è ormai controllata completamente dalle forze irachene, che l’hanno strappata al controllo del gruppo Stato islamico (Is) dopo tre mesi di intensi combattimenti. In conferenza stampa il generale iracheno Talib Shaghati, comandante dell’unità antiterrorismo, ha annunciato il crollo delle difese dell’Is parlando di una “grande vittoria”. Shaghati ha detto ai giornalisti che i piani dell’esercito ormai si concentrano sulla riconquista della parte occidentale di Mosul: non ha parlato di tempi, ma ha descritto un’operazione facile tanto quella appena conclusa.

Nelle ultime settimane i soldati iracheni hanno dovuto disinnescare almeno trecento autobombe. Secondo alcune persone che vivono a Mosul i jihadisti, senza farsi notare, si sono ritirati nella parte ovest della città. Dopo settimane di combattimenti a rilento, la battaglia ha preso un ritmo più sostenuto appena prima dell’insediamento del nuovo presidente statunitense Donald Trump, che presumibilmente cambierà la sua politica e le forme di sostegno che le forze armate statunitensi forniscono a quelle irachene a Mosul.

Anche se gli Stati Uniti hanno già quasi seimila soldati in Iraq, il primo ministro iracheno Haider al Abadi ha chiesto altri rinforzi in vista della prossima fase dei combattimenti. E questa è una delle principali preoccupazioni degli iracheni: come si comporterà Trump di fronte a tutte le sfide lasciate dall’amministrazione Obama?

(Traduzione di Francesca Sibani)

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