Una parata della milizia Saraya al Salama a Najaf, Iraq, il 17 maggio 2016.

Le milizie irachene ostacolano la formazione del nuovo governo

Una parata della milizia Saraya al Salama a Najaf, Iraq, il 17 maggio 2016.
03 luglio 2018 15:04

Moqtada al Sadr, il leader della più grande milizia irachena, ha intensificato la sua campagna per il disarmo di tutti i gruppi armati e ha chiesto di limitare alle forze statali l’uso delle armi. Per dimostrare la serietà delle sue intenzioni ha ordinato alle sue milizie a Bassora, Saraya al salam (Brigate della pace), di sospendere per due anni le loro attività.

Al Sadr ha fondato le Brigate della pace nel giugno del 2014 in risposta alle conquiste territoriali del gruppo Stato islamico in Iraq. Nate da una scissione interna all’esercito del Mahdi, creato nel 2003 per combattere l’invasione statunitense, sono rimaste sostanzialmente inattive dal 2007, dopo aver giocato una parte importante negli scontri confessionali che hanno infiammato il paese. Oggi sono la più grande tra le cinquanta milizie presenti nel paese.

Il piano di Al Sadr per una sospensione “immediata ed effettiva” delle milizie giunge a pochi giorni dagli scontri tra le sue brigate e l’esercito nazionale.

Le milizie si finanziano attraverso il contrabbando di petrolio e il narcotraffico

Bassora, la seconda città dell’Iraq dopo Baghdad, è uno dei luoghi più importanti per i gruppi armati e molte milizie si finanziano con il contrabbando di petrolio. Bassora è anche uno snodo fondamentale per il traffico di droga dall’Iran ai paesi vicini. Molte milizie, incluse quelle di Al Sadr, sono coinvolte in questo mercato.

Recentemente, un gruppo appartenente alle Brigate della pace è stato arrestato mentre attraversava il confine con l’Iran. Lo scandalo ha colpito Moqtada al Sadr, proprio quando stava trattando con altre forze politiche per la formazione del nuovo governo.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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