Manifestanti bloccano l’entrata al porto di Khor al Zubair, vicino a Bassora, Iraq, 19 novembre 2019. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)

Le proteste irachene ottengono dei primi risultati

Manifestanti bloccano l’entrata al porto di Khor al Zubair, vicino a Bassora, Iraq, 19 novembre 2019. (Essam al Sudani, Reuters/Contrasto)
20 novembre 2019 14:19

“I giovani manifestanti hanno scosso in profondità le acque della politica e hanno toccato le questioni più importanti”, ha detto il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi nel terzo incontro con il suo esecutivo la scorsa settimana.

Ed è vero: il parlamento ha approvato in pochissimi giorni decine di leggi che da tempo erano rimaste nel cassetto. Il presidente sta per aprire una conferenza nazionale per modificare la costituzione. Per la quarta volta il primo ministro ha promesso di indagare sull’uccisione di 319 manifestanti.

Una corte irachena, seppur con lentezza, ha rilasciato ordini di arresto per 377 funzionari corrotti ai livelli più alti dell’amministrazione, tra cui alcuni sindaci ed ex ministri.

Sostegno interno e internazionale
Nonostante le attività istituzionali vadano avanti, i manifestanti hanno deciso di continuare la protesta fino alle dimissioni del governo. Il carismatico leader religioso Muqtada al Sadr ha commentato: “Tutti questi progetti sono menzogne e trucchi per placare le piazze in agitazione”.

Le espressioni di sostegno sul piano interno e internazionale hanno dato ai manifestanti un’ulteriore spinta in questa sesta settimana di protesta. La rappresentante speciale dell’Onu Jeanine Hennis-Plasschaert ha riferito che il grande ayatollah Ali Sistani, massima autorità sciita del paese le avrebbe dichiarato in un incontro di essere “in favore della realizzazione di riforme serie in un ragionevole lasso di tempo”, ma di essere anche preoccupato che “le forze politiche non siano sufficientemente serie nel realizzare tali riforme”.

Al livello internazionale, la Casa Bianca dopo un lungo silenzio ha espresso forti preoccupazioni per le morti tra i manifestanti. “Nonostante siano stati oggetto di un uso letale della forza e siano stati privati dell’accesso a internet, gli iracheni hanno fatto sentire la propria voce, chiedendo elezioni e una riforma elettorale”, si afferma in una dichiarazione della presidenza statunitense.

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Nello stesso giorno il sindacato iracheno degli insegnanti ha proclamato l’inizio di uno sciopero in sostegno delle manifestazioni. Nella città santa sciita di Najaf migliaia di commercianti hanno chiuso i propri negozi in uno sciopero a oltranza.
Per rappresaglia la mattina del 14 novembre, dopo quattro giorni di tregua, i manifestanti in piazza Tahrir a Baghdad sono stati svegliati nelle primissime ore del mattino da un lancio di lacrimogeni da parte dei militari. Quattro manifestanti, compreso un medico, sono stati uccisi solamente il 14 novembre.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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