28 settembre 2020 13:38

Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni improvvisi segnali di cambiamento nei comportamenti e nella struttura delle milizie irachene. Il 23 settembre, con un messaggio postato su Twitter, il leader sciita Moqtada al Sadr ha accusato “alcune delle fazioni riunite sotto l’ombrello delle Unità di mobilitazione popolare (Ump, in arabo Hashd al shaabi) di essere responsabili dei recenti omicidi e attacchi alle ambasciate straniere a Baghdad”. Al Sadr ha aggiunto che i leader di queste milizie hanno mantenuto il silenzio su queste operazioni che hanno causato seri problemi all’Iraq.

Hadi al Amiri, leader della potente milizia filoiraniana Badr, ha dichiarato apertamente la sua contrarietà a “ogni azione contro le missioni diplomatiche”, chiedendo alla magistratura e alle forze di sicurezza di essere inflessibili nello sforzo di mettere fine alle uccisioni e alle bombe in Iraq.

È la prima volta che i due leader denunciano gli attacchi alle missioni diplomatiche in Iraq, a nove mesi dalla crisi causata dal lancio di alcuni missili contro l’ambasciata statunitense di Baghdad e ad alcune basi militari irachene dove alloggiavano anche soldati statunitensi.

Allo stesso tempo, due leader delle Ump, accusate di terrorismo dalle autorità statunitensi, sono stati allontanati dai loro ruoli istituzionali a causa di attività illegali.

Messaggio recapitato
Tutti questi cambiamenti sono avvenuti dopo un avvertimento lanciato da Washington, che ha promesso una dura risposta nei confronti dei responsabili degli attacchi contro gli interessi statunitensi in Iraq. La tv irachena Al Sharqiyah ha parlato di un “avvertimento senza precedenti”: il messaggio è che, se il governo iracheno non sarà in grado di proteggere le ambasciate straniere, gli Stati Uniti agiranno in prima persona. Il presidente iracheno Barham Saleh e il primo ministro Mustafa al Kadhimi hanno trasmesso queste minacce ai leader delle Ump.

Questa mossa è una prima vittoria del premier Al Kadhimi nella sua battaglia per il rafforzamento dello stato nei confronti delle milizie filoiraniane, e soprattutto un messaggio rivolto ai manifestanti, che si stanno preparando a celebrare il primo anniversario della rivolta, cominciata il 1 ottobre 2019.

(Traduzione di Francesco De Lellis)