05 ottobre 2020 16:51

Il primo ministro iracheno Mustafa al Kadhimi è stretto nella morsa di tre diverse forze: mentre i manifestanti hanno ripreso le proteste in diverse città del paese, nonostante la crescente diffusione del coronavirus, le milizie filoiraniane hanno inasprito gli attacchi contro la presenza statunitense in Iraq e Washington minaccia di chiudere la propria ambasciata a Baghdad.

In varie città irachene i manifestanti sono tornati nelle strade per celebrare il primo anniversario della loro rivolta, cominciata il 1 ottobre 2019. In piazza Tahrir a Baghdad le famiglie degli oltre 600 manifestanti uccisi dalle milizie filoiraniane si sono radunate davanti al muro di cemento su cui sono riportati i nomi di tutte le vittime. Da quel luogo i rappresentanti della protesta hanno lanciato un ultimatum al primo ministro, fissando per il 25 di questo mese la data ultima per rispettare la sua promessa e svelare i nomi degli assassini. Se verrà meno alla sua parola, i manifestanti adotteranno ulteriori azioni per circondare il palazzo governativo nella Zona verde.

Al Kadhimi ha anche tenuto un incontro urgente con 21 ambasciatori (incluso quello statunitense) che chiedono con forza di adottare misure credibili per proteggere le missioni diplomatiche dagli attentati. L’incontro si è svolto tre giorni dopo la minaccia di Washington di trasferire l’ambasciata statunitense da Baghdad a Erbil, capitale della regione autonoma curda.

Nella stessa giornata, il 1 ottobre, le milizie filoiraniane per la prima volta hanno bombardato l’aeroporto di Erbil, che ospita anche una base militare statunitense. Si tratta di una minaccia ad Al Kadhimi e agli Stati Uniti, per affermare che nessun luogo è al riparo dai loro missili.

Il tempo stringe per il premier iracheno: deve agire per svelare chi ha ucciso i manifestanti, adottare un piano credibile per proteggere le ambasciate e dimostrare la sua affidabilità. Tre azioni che possono essere riassunte in un’unica mossa: colpire le milizie legate a Teheran. Ma sarà in grado di farlo senza restare invischiato nella guerra tra Stati Uniti e Iran?

(Traduzione di Francesco De Lellis)