21 dicembre 2020 13:14

Alla fine di novembre circa dieci milioni di studenti iracheni sono rientrati a scuola. Secondo il ministero della sanità e dell’ambiente la situazione è positiva. Il tasso di contagio tra gli studenti è vicino all’1,3 per cento, un buon risultato dopo tre mesi di chiusura degli istituti e a due settimane dalla loro parziale riapertura il 29 novembre.

Alla scuola primaria Al Dhia nel quartiere Dora della capitale Baghdad gli studenti hanno atteso ordinatamente per il controllo della temperatura all’ingresso.

Tutti gli allievi e il personale scolastico hanno l’obbligo di indossare le mascherine per tutto l’arco della giornata, con l’impegno a rispettare il distanziamento fisico, mentre la metà degli studenti resta comunque a casa a seguire le lezioni a distanza. Al momento le direttive prevedono lezioni in presenza solo una volta alla settimana e via internet negli altri giorni.

Senso di ottimismo
Per strada però è diverso. “Appena usciamo da scuola ci togliamo le mascherine”, mi racconta per telefono Hossam, uno studente di 15 anni. Nelle strade, soprattutto nei quartieri più poveri, solo in pochi indossano le mascherine, anche se sono disponibili nelle farmacie.

C’è un senso di ottimismo per la diminuzione dei contagi, rispetto al periodo tra settembre e novembre, quando si sono registrati 546mila casi e 12.432 morti, la cifra più alta tra i paesi della regione araba.

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Nell’incontro settimanale dell’esecutivo, il ministro della sanità ha sottolineato che “il tasso di mortalità è sceso al 2,2 per cento” e ha affermato che “questa percentuale continua a scendere, grazie al miglioramento dei servizi forniti e alla maggiore copertura dei test, che evidenziano una diminuzione del numero dei contagi”. Il 17 dicembre si sono registrati 1.533 nuovi casi e 14 morti.

Ma il livello di allarme non diminuisce, soprattutto tenendo conto del freddo clima invernale, del fatto che nel sud del paese le manifestazioni sono in aumento e che sono previsti assembramenti per i festeggiamenti del nuovo anno.

(Traduzione di Francesco De Lellis)