30 aprile 2021 14:51

Un’altra tragedia, che va ad aggiungersi al dilagare della pandemia e alla crisi economica, ha colpito l’Iraq. Alle 10 del 24 aprile un incendio è divampato in un ospedale destinato ai malati di covid-19 a Baghdad. Tutte le bombole di ossigeno che erano disseminate lungo i corridoi e nei reparti sono esplose una dopo l’altra nel giro di appena tre minuti. Nonostante le coraggiose operazioni di soccorso dei giovani volontari, 82 persone sono morte e altre 110 sono rimaste ferite. Secondo molti testimoni oculari quando è scoppiato l’incendio nei reparti c’era una grande folla di familiari, alcuni dei quali avevano portato nelle stanze delle attrezzature per riscaldare i cibi. Le bombole di ossigeno sono come bombe pronte a esplodere.

I video della tragedia si sono subito diffusi e hanno profondamente sconvolto gli iracheni, che stanno celebrando il mese sacro di Ramadan. A Baghdad e in molte altre città del paese sono scoppiate proteste contro il governo. I manifestanti hanno accusato il sistema di spartizione confessionale del potere e la corruzione, colpevoli del fallimento del servizio sanitario, affermando che questi sono i risultati.

Deputati assenti
A cinque mesi dalle prossime elezioni, il drammatico incidente è diventato oggetto di campagne mediatiche all’interno dei principali partiti. Il ministero della sanità, che nella spartizione delle cariche è toccato al movimento sadrista, è il principale accusato. Questo episodio riduce le possibilità del movimento, guidato dal religioso sciita Moqtada al Sadr, di ottenere almeno cento dei 325 seggi in parlamento, necessari per poter nominare il primo ministro.

Il parlamento non è riuscito a tenere una seduta per discutere le cause del tragico incendio perché erano presenti meno di cento deputati. Tra chi si è ritirato dall’aula, 54 erano esponenti del movimento sadrista e gli altri hanno avuto paura di votare.

Sotto pressione, il primo ministro Mustafa al Kadhimi ha sospeso il ministro della sanità e ha costituito una commissione di emergenza. Nessuno si aspettava un’azione decisa. Quello che è accaduto potrà ripetersi, perché le condizioni dell’ospedale Ibn al Khatib non sono diverse dalla situazione degli altri ospedali e cliniche, dove prevale l’incuria delle condizioni di sicurezza e un sistema di controllo e responsabilità debole.

(Traduzione di Francesco De Lellis)