24 maggio 2021 16:57

Cosa dovrei fare? È stata questa la questione centrale posta dal primo ministro Mustafa al Kadhimi nel suo recente incontro con i rappresentanti di sette organizzazioni politiche sciite. Nel vertice convocato d’urgenza il premier ha espresso rammarico per l’impressionante numero di attivisti uccisi davanti alle proprie abitazioni.

Secondo uno dei rappresentanti presenti la risposta sarebbe stata “Vai avanti!”, in sostanza un via libera per individuare e punire gli assassini. La questione adesso è: lo farà? E soprattutto, gli permetteranno davvero di farlo? Il numero di omicidi ha raggiunto quota 73 dall’inizio delle proteste, il 25 ottobre 2019, ma gli attivisti prevedono un incremento esponenziale di attentati con l’avvicinarsi della scadenza elettorale, prevista per il prossimo 10 ottobre. L’assassinio dell’attivista Ihab al Wazni, lo scorso 8 maggio, è stato un chiaro esempio di quali sono i piani occulti in atto. Come al solito, nessun partito ha rivendicato l’operazione.

Dopo l’incontro urgente con i sette partiti principali non è tutt’ora chiaro se Al Kadhimi riuscirà ad arrestare gli assassini. Il premier ci ha provato alcuni giorni fa nella città di Bassora, dove nella notte di mercoledì una squadra di agenti della sicurezza ha fatto incursione in casa di uno dei miliziani che in base alle indagini svolte risultava essere responsabile delle uccisioni di attivisti in città. Ma l’assassino è scappato prima del raid, e subito dopo la milizia Asa’ib al Haq ha circondato il quartier generale dell’intelligence, aprendo il fuoco contro gli uffici. Nessuno è rimasto ferito nello scontro, ma l’episodio è stato un esempio lampante di cosa potrebbe accadere se Al Kadhimi compirà effettivamente degli arresti.

(Traduzione di Francesco De Lellis)