04 ottobre 2021 16:45

A dieci giorni dalle elezioni parlamentari, il grande ayatollah iracheno Ali al Sistani ha rotto un lungo silenzio per incoraggiare tutti a partecipare con consapevolezza e responsabilità al voto del 10 ottobre. Il leader religioso ha tentato di essere equilibrato nel suo messaggio, non ottimista e piuttosto cauto. Ha consigliato ai suoi seguaci sciiti di imparare dalle lezioni del passato.

Ma la realtà dei fatti non sembra avvalorare le sue aspettative di “cambiamento reale”. I partiti che hanno dominato finora stanno comunque approfittando dell’esperienza acquisita nelle quattro tornate elettorali passate. Le tessere elettorali, comprese quelle con i nomi di persone morte, vengono vendute a pacchi. Si offrono soldi e posti di lavoro per influenzare gli elettori. I candidati che vengono dalle proteste cominciate due anni fa e che sono costate la vita a settecento persone hanno poche possibilità di conquistare uno dei 325 seggi del futuro parlamento.

Il patriarca caldeo Louis Raphael Sako è stato più pessimista dell’ayatollah Al Sistani. Si è lamentato che il processo elettorale non è ben organizzato e non è fatto per dare all’Iraq un parlamento di cui ci si possa fidare, che possa realmente portare un cambiamento positivo per il paese, spiegando che “la mentalità del confessionalismo e delle quote è ancora fermamente radicata”.

Invito alle urne
Il presidente Barham Saleh ha confermato in un incontro con i mezzi d’informazione che nelle elezioni precedenti ci sono stati brogli, e che tuttora girano molti soldi per comprare voti. Per questo c’è una generale mancanza di fiducia nelle elezioni. Tutti sanno che il prossimo governo e le future politiche saranno decise nel corso di trattative tra i partiti principali, e che il parlamento è solo uno strumento.

Anche alla luce di questi limiti, il voto resta comunque il modo più sicuro di traghettare il paese verso un futuro migliore e di evitare di sprofondare nel caos e nell’ostruzionismo politico. Gli elettori dovrebbero imparare dalle esperienze passate e ricordare che con le loro scelte possono plasmare il futuro del paese. Perciò dovranno approfittare di questa opportunità per favorire un vero cambiamento nell’amministrazione pubblica e per delegittimare i corrotti e gli incompetenti.

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Questo sarà possibile se i cittadini consapevoli uniranno le forze e parteciperanno in massa alle elezioni. Altrimenti i fallimenti dei parlamenti precedenti e dei governi da questi emanati si ripeteranno, e non potranno esserci rimpianti.

Un sondaggio della fondazione Al Riwaq realizzato su 1.500 iracheni aventi diritto al voto rivela che il 34 per cento degli intervistati non ha fiducia nel processo elettorale, mentre il 25 per cento ha “poca” fiducia.

(Traduzione di Francesco de Lellis)