25 gennaio 2022 16:09

Con il protrarsi delle difficili trattative tra i due blocchi sciiti per formare un nuovo governo, in Iraq si sta verificando una guerra di posizione tra le due parti. Un’ondata di attacchi ha colpito le sedi dei partiti curdi e sunniti che nelle prime sessioni del nuovo parlamento si sono schierati con il movimento di Moqtada al Sadr, che ha avuto il maggior numeri di voti alle elezioni di ottobre. Bombe lanciate da droni hanno anche preso di mira le abitazioni di alcuni leader politici iracheni e le postazioni che rappresentano gli interessi statunitensi.

Il governo provvisorio guidato da Mustafa al Kadhimi ha approvato una serie di nuove misure di sicurezza per Baghdad, tra cui la restrizione della circolazione delle moto e l’aumento dei posti di blocco, e ha aperto un’inchiesta sui recenti attacchi nella capitale. Portando avanti le indagini fonti di sicurezza hanno concluso che dietro questa ondata di terrore non c’è il gruppo Stato islamico, ma i partiti e le milizie filoiraniane uscite perdenti dalle ultime elezioni. È una forma di pressione sui vincitori per essere inclusi nel prossimo governo.

Ismail Qaani, comandante della Forza Quds, che appartiene ai Guardiani della rivoluzione islamica in Iran, è arrivato la sera del 23 gennaio in Iraq ed è andato nel governatorato di Najaf (180 chilometri a sud della capitale, Baghdad), dove ha incontrato due volte Moqtada al Sadr in casa sua, e con lo scopo di unificare i due blocchi della comunità sciita. Ma finora Al Sadr è rimasto fermo nella sua intenzione di formare un governo dei vincitori.

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Al Sadr ha fatto appello al governo affinché “prenda le misure di sicurezza più rigide possibile, e acceleri l’individuazione dei colpevoli, così che il processo democratico non diventi un pupazzo nelle mani di chiunque”. Allo stesso tempo ha lanciato un pesante avvertimento: “Non diciamo questo per debolezza o paura, perché tutti sanno chi siamo. Ma noi vogliamo le riforme, e vogliamo eliminare gli spettri della corruzione, del terrorismo e dell’occupazione attraverso mezzi politici”. La tensione adesso è al massimo, e sono due gli scenari possibili: una guerra tra le varie confessioni, o una pace instabile.

(Traduzione di Francesco De Lellis)