La cosa più interessante di Mother Mary è come le sue talentuose e carismatiche protagoniste riescano a tenere alta l’attenzione dello spettatore nonostante una trama insensata. Mary (Hathaway) è una pop star che, dopo un incidente devastante, si mette in contatto con la stilista Sam (Coel). Ex amiche e collaboratrici, chiuse nell’atelier di Sam, devono ricucire un rapporto che si è guastato per ragioni che emergono con una lentezza quasi soffocante. Ammirare persone bellissime sullo schermo è uno dei piaceri del cinema, e il regista e sceneggiatore David Lowery lo sa bene. Il regista però sbircia fuori dell’atelier, arricchendo la storia con flash-back ed elementi soprannaturali godibili e visivamente suggestivi.
Manhola Dargis, The New York Times
Stati Uniti 2025, 112’. In sala
Francia / Belgio 2025, 96’. In sala
Da una parte, i Trousselard (Laurent Lafitte ed Élodie Bouchez), tipici borghesi anticonformisti parigini (o che almeno affermano di esserlo). Dall’altra, gli Azizi (Ramzi Bedia e Laure Calamy), una coppia che da anni si prende cura della lussuosa villa dei Trous-selard. Il loro rapporto sembra cordiale finché un incidente fa esplodere tutto. In questa lotta carica di tensioni sociali e razziali, dove ogni colpo (anche il più vile) è lecito, il regista dell’esuberante serie Ovni(s) orchestra un bagno di sangue molto ben recitato che però annega ogni empatia. L’amarezza deliziosa della prima parte cede il passo a un finale affrettato, pessimista, inquietante e alla fine controproducente.
Xavier Leherpeur, Le Nouvel Obs
Romania 2024, 108’. In sala
In un piccolo paradiso naturale (un’isoletta sul delta del Danubio) quando una sera Adi, 17 anni, viene picchiato selvaggiamente, l’indagine è semplice. I colpevoli dell’aggressione, teppisti locali figli di una persona influente, lo ammettono senza vergogna, del resto l’hanno visto che si baciava con un turista. Per i genitori di Adi è una tragedia, il figlio diventa uno sconosciuto e la vittima diventa colpevole. In quello che diventa di fatto un dramma giudiziario, il regista, con inquadrature ponderate e una ricca profondità di campo, scruta una comunità in cui interessi apparentemente inconciliabili finiscono per convergere, a spese dei più vulnerabili.
Marie Sauvion, Télérama
Francia 2024, 146’. In sala
Da adolescenti si è troppo seri. Soprattutto d’estate, soprattutto se ci s’innamora di qualcuno che è irragiungibile. I gemelli Ludovic e Zoran Boukherma adattano il romanzo di Nicolas Mathieu (premio Goncourt 2018) con grande entusiasmo e con la giusta dose di malinconia e romanticismo. Il film si svolge nell’arco di quattro estati degli anni novanta e l’epoca è resa in modo vivido: tutti momenti che pensavamo sarebbero stati indimenticabili e che invece quasi abbiamo dimenticato. L’ambientazione, la Lorena deindustrializzata, con i suoi altoforni abbandonati, fa pensare al Cacciatore di Michael Cimino. E le espressioni oblique di Paul Kircher evocano James Dean.
Eric Neuhoff, Le Figaro
Stati Uniti 2026, 108’. In sala
Dopo il successo su YouTube dei suoi horror a basso budget Milk e Serial, Curry Barker ha scritto e diretto una classica storia su un desiderio espresso in modo troppo frettoloso. Bear è disperatamente innamorato di Nikki e così, dopo averci provato per un’ultima volta, si affida a un oggetto magico ed esprime il desiderio che la ragazza lo ami più di ogni altra cosa al mondo. Detto, fatto. E Bear diventa così oggetto dell’ossessione di Nikki. Barker confonde i ruoli tra vittima e carnefice, esplorando le diverse sfaccettature del desiderio ossessivo. Obsession è ben fatto, piacevole e offre anche offre uno spaccato inquietante su paure e desideri dei maschi contemporanei.
Virginie Sélavy, Sight & Sound
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