Senada Sejdović e la figlia scortate dalle forze dell’ordine mentre entrano nell’appartamento a Casal Bruciato, Roma, il 7 maggio 2019.

Chi ha autorizzato la manifestazione di CasaPound a Casal Bruciato?

Senada Sejdović e la figlia scortate dalle forze dell’ordine mentre entrano nell’appartamento a Casal Bruciato, Roma, il 7 maggio 2019.
10 maggio 2019 10:02

“Sono stanca, da giorni non dormo, sono spaventata, esausta. Come possiamo resistere in questo modo? Ho rivisto i miei figli dopo giorni”. Senada Sejdović è circondata da quattro dei suoi figli nell’appartamento di via Sebastiano Satta, a Casal Bruciato, dove è barricata dopo essere stata aggredita da un gruppo di militanti di CasaPound, che le hanno gridato: “Troia, puttana, fai schifo”.

Uno è arrivato a minacciarla di stupro, mentre lei terrorizzata teneva in braccio sua figlia più piccola che ha tre anni. La bimba sembra più tranquilla mentre corre in giro nella casa, ancora senza mobili. Gli agenti della polizia piantonano l’androne del palazzo per proteggere la famiglia, legittima assegnataria di una casa popolare in un complesso di palazzoni a ridosso della via Tiburtina. Il gazebo di CasaPound che era stato montato vicino al portone è stato smontato, dopo le proteste del corteo antifascista che l’8 maggio ha sfilato lungo le vie di Casal Bruciato con gli slogan: “Fuori i fascisti dai quartieri” e “Giù le mani dalle case popolari”, mentre ai militanti di CasaPound è stato autorizzato un picchetto proprio davanti all’ingresso del palazzo in cui vive la famiglia rom.

“Per noi questa casa rappresenta l’idea di una vita normale, i bambini si vergognavano di vivere nel campo, non invitavano mai gli amici a casa, ora invece potranno farlo”, afferma Imer Omerović, il marito di Senada. “I miei figli sono nati in Italia, due di loro sono cittadini italiani, io sono arrivato in Italia da bambino, questo è il mio paese, il paese in cui i miei figli stanno crescendo”, spiega esausto. Uno dei ragazzi guarda pensieroso fuori dalla finestra, ha undici anni, dice che vorrebbe andare a scuola, che gli mancano i compagni, vorrebbe portarli presto nella nuova casa. Poi con occhi terrorizzati dice: “Qui ho paura che mi ammazzino”.

I ragazzi sanno di essere attaccati perché sono rom, li chiamano zingari

Per spiegare ai figli le aggressioni ricevute, Omerović ha raccontato ai figli che il quartiere ha frainteso il loro arrivo, è tutto frutto di un equivoco: “Ho detto ai ragazzi che i condomini pensano che abbiamo occupato questa casa, invece noi questa casa l’abbiamo avuta perché eravamo in graduatoria, e qui rimarremo”. Ma non è semplice, dice, spiegare ai ragazzi il motivo di tutta questa violenza: “Loro sanno di essere attaccati perché sono rom, li chiamano zingari”. In questi giorni sono venuti a fargli visita in tanti: dalla sindaca Virginia Raggi, che è stata aggredita dai residenti, al vescovo ausiliario di Roma Gianpiero Palmieri.

“Qui è in gioco la nostra umanità, si sta cercando di mandare via queste persone per fame”, ha detto Palmieri lasciando l’appartamento degli Omerović. La spesa a casa di Imer e Senada per qualche giorno l’ha portata un agente dei vigili urbani che l’ha pagata di tasca sua, poi diverse associazioni romane si sono mobilitate per dare assistenza. Alberto Campailla dell’associazione Nonna Roma si sta occupando di raccogliere beni di prima necessità: “Abbiamo fatto i turni per proteggerli, abbiamo portato il cibo, ora gli stiamo portando anche i letti, il mobilio, perché la casa è vuota e ancora senza elettricità”. Campailla – che da due anni è impegnato nel progetto di Nonna Roma contro la povertà e la disuguaglianza – è convinto che nella capitale, anche nei quartieri più periferici, si muova una rete di persone e associazioni solidali. “Non è vero che è tutto morto, c’è una rete di persone e associazioni che in questi quartieri si muovono e fanno attività di sostegno alle persone più svantaggiate, anche se il clima è profondamente cambiato nella città e nel paese”. L’8 maggio associazioni e organizzazioni antifasciste hanno convocato una manifestazione in solidarietà con la famiglia, che è diventata un corteo che ha sfilato per le strade di Casal Bruciato, un quartiere popolare attraversato negli anni settanta da diverse lotte per la casa.

Il corteo antifascista a Casal Bruciato, Roma, l’8 maggio 2019.

L’operatore spiega che CasaPound è attiva da tempo nel quartiere e solo un mese fa è stata organizzata una protesta simile per un appartamento assegnato a duecento metri da via Satta. “Il problema di Roma è la situazione di emergenza abitativa in cui si trova la città, la responsabilità è delle istituzioni che dovrebbero provare a risolvere il problema alla radice. Nel nostro piccolo stiamo facendo questo tipo di iniziative per spiegare che il problema è questo e anche in questi giorni abbiamo avuto vicine molte organizzazioni come l’Usb e la Cgil”, conclude.

La denuncia
Uno dei punti più oscuri dell’intera vicenda è la gestione dell’ordine pubblico da parte della questura di Roma. In molti si sono chiesti come sia stato possibile permettere a CasaPound di allestire un gazebo all’interno del cortile condominiale per contestare la presenza di una famiglia di residenti e come – in seguito all’aggressione contro Senada Sejdović – sia stata concessa l’autorizzazione al picchetto della stessa organizzazione che si è svolto l’8 maggio, proprio di fronte all’ingresso del palazzo.

Una delegazione della Cgil ha incontrato il questore di Roma Carmine Esposito denunciando un’eccessiva tolleranza delle forze dell’ordine rispetto alle minacce e alle intimidazioni dei neofascisti di CasaPound. Mentre l’Associazione 21 luglio e i Radicali il 9 maggio hanno presentato un esposto in procura, ipotizzando il reato di minaccia e di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale ed etnica e infine di radunata sediziosa non solo nel caso di Casal Bruciato, ma in almeno altri tre episodi recenti avvenuti con modalità simili ai danni di famiglie rom nella capitale.

Il primo caso è quello di Torre Maura, il 2 aprile, quando manifestanti di CasaPound e Forza Nuova per giorni hanno protestato contro il trasferimento di settanta rom in un centro di accoglienza. “L’episodio si è caratterizzato anche per la peculiare violenza dell’iniziativa nell’impedire l’approvvigionamento di cibo in favore delle persone che avrebbero dovuto essere ospitate nella struttura”, è scritto nella denuncia.

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“La persona incaricata di portare dei panini è stata spintonata e il cibo in terra è stato calpestato per impedirne la consegna. L’azione, a quanto si apprende dalla stampa e dai documenti video, sarebbe stata accompagnata da insulti anche razzisti e da minacce di morte. Tra gli altri uno della persone presenti avrebbe gridato ‘ragazzino ti sgozzo’”. A Torre Maura sono stati incendiati dei cassonetti ed è stato impedito alle famiglie di uscire dal centro per diversi giorni. Gli altri episodi, avvenuti contro famiglie assegnatarie di case popolari, sono avvenuti in via Facchinetti (Casal Bruciato) e in via di Torrenova. La tecnica usata sembra sempre la stessa e si riscontrano delle somiglianze nella gestione dell’ordine pubblico da parte della polizia. “CasaPound manifesta per impedire che le leggi siano applicate, cioè contro l’assegnazione legittima di una casa popolare a una famiglia che ne ha diritto, per questo abbiamo ipotizzato il reato di radunata sediziosa. Il fascismo storico è cominciato così”, afferma l’avvocato Francesco Mingiardi.

“Se durante delle manifestazioni di protesta si consente ad alcune persone di arrivare a ridosso del cancello di un centro accoglienza che svolge un servizio comunale, e di minacciare dei minori ospiti urlando ‘Ragazzino, ti sgozzo!’, come è avvenuto poche settimane fa a Torre Maura; se si consente a esponenti di una formazione politica di posizionare all’interno del cortile di un condominio un gazebo e minacciare ripetutamente i legittimi assegnatari di un alloggio comunale con frasi del tipo ‘vattene, ti stupro!’, come accaduto in queste ore a Casal Bruciato; se queste cose avvengono con e nonostante una grande eco mediatica, credo ci si debba porre delle serie domande sulla gestione dell’ordine pubblico. Il diritto costituzionale di manifestare può essere garantito tutelando al contempo dignità e sicurezza delle persone. Certamente non è quello che abbiamo visto in queste due occasioni a Roma”, denuncia il deputato di Più Europa Riccardo Magi. Anche la Campagna LasciateCIEntrare insieme a Nonna Roma, Sportello Tuteliamoci-Astra 19, A buon diritto, Alterego-Fabbrica dei diritti, Baobab Experience, Adif, Arci Roma, Focus Casa dei diritti sociali, Lunaria e molti cittadini, hanno deciso di presentare un esposto.

“Risulta inspiegabile l’atteggiamento delle forze dell’ordine che, non intervenendo tempestivamente e nemmeno in seguito alle evidenti violazioni di CasaPound, hanno reso possibile ai loro esponenti di agire indisturbati per più di due giorni.
Quelle stesse forze dell’ordine che, in tenuta antisommossa, hanno ostacolato gli attivisti e i cittadini per dimostrare tutta la loro solidarietà alla famiglia colpita”, scrivono le associazioni nel loro comunicato.

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