17 gennaio 2020 12:58

Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2018 sul numero 1270 di Internazionale. Era stato pubblicato sul quotidiano statunitense Washington Post con il titolo Locked and loaded for the Lord.

La Sanctuary church – il cui nome per esteso è Santuario dell’unificazione e della pace mondiale, ma che è nota anche come Ministero della verga di ferro – è un edificio poco appariscente in una strada di campagna che serpeggia attraverso il villaggio di Newfoundland, nel nord della Pennsylvania. Una costruzione di un piano che un tempo era una chiesa cattolica intitolata a sant’Antonio e prima ancora il teatro cittadino, e questo spiega perché non ci sono panche ma solo un semicerchio di sedili ad altezza decrescente di fronte a un vecchio palcoscenico che oggi fa da altare.

Una domenica mattina di febbraio il pastore Hyung Jin “Sean” Moon, figlio dello scomparso reverendo Sun Myung Moon, sale sul palco indossando una felpa bianca con cappuccio e un paio di pantaloni da lavoro, si allaccia una fascia di pelle intorno alla testa e impugna il microfono.

“Okay, cominciamo”, dice al pianista e alle due cantanti del coro. Il trio si lancia nel primo di quattro canti: “Oh, luce della grazia che splendi alta / illuminando la mia buia strada…”.

I più di duecento membri della congregazione che affollano la sala cantano con passione. Il pastore Sean è davanti al suo posto in prima fila accanto alla moglie, e muove le mani come un direttore d’orchestra. Il ciclo dei canti si conclude e, dopo una breve preghiera, il pastore occupa il centro della scena. “Guardate tutte queste corone di sovranità”, esclama fissando il suo pubblico. Uno dei pilastri della Sanc-tuary church è l’idea che tutti i fedeli siano re e regine indipendenti nel regno di Dio.

A quel punto sulla testa dei fedeli spuntano corone d’oro e d’argento. Ci sono molte più persone del solito perché la funzione serve a preparare una cerimonia di rinnovo dei voti matrimoniali prevista per il mercoledì mattina. Decine di coppie sono già arrivate dal Giappone e dalla Corea. La cerimonia – il cui nome ufficiale è “benedizione per la registrazione del libro della vita dei veri genitori cosmici di cielo, terra e umanità di Cheon Il Guk” – concluderà una settimana di attività che ha compreso un festival delle arti, una gara di sopravvivenza e una dimostrazione di macellazione delle capre.

La cerimonia ha attirato l’attenzione di tutti gli Stati Uniti, una novità per la Sanc-tuary church, che finora non era entrata neanche nel radar del Pocono Record, il quotidiano locale. Tra i pilastri dogmatici della chiesa c’è l’importanza di possedere un fucile, soprattutto il leggero e letale Ar-15, un’arma semiautomatica che la National rifle association (Nra), la più importante lobby delle armi, ha definito “il fucile più popolare d’America”. Nell’autunno del 2017 il pastore Sean ha studiato il Libro della rivelazione, che contiene numerosi riferimenti al fatto che un giorno Cristo governerà il suo regno terreno “con una verga di ferro”, e ha concluso che “verga di ferro” è il termine biblico per definire l’Ar-15. Cristo, che non è un “tiranno”, avrà bisogno di sovrani armati che lo aiutino a mantenere la pace nel suo regno.

Così la chiesa ha diramato un c0municato in cui chiedeva a tutte le coppie da benedire di arrivare in chiesa con un fucile Ar-15 “o suoi equivalenti”. Una scelta non proprio azzeccata: il giorno dopo, il 14 febbraio del 2018, un ragazzo ha aperto il fuoco con un Ar-15 nella scuola Marjory Stoneman Douglas di Parkland, in Florida, uccidendo 17 persone. Lo stesso fucile negli ultimi anni è stato usato per compiere stragi a Las Vegas, a Orlando, a San Bernardino e in altre città.

La strage di Parkland è ancora fresca nella mente di milioni di persone, anche in quella del pastore Sean, che comincia il suo lungo sermone domenicale riportando le parole pronunciate dal presidente Donald Trump dopo la sparatoria: “Ha detto che se gli insegnanti fossero stati armati avrebbero fatto vedere l’inferno a quell’uomo. È la prima volta che sentiamo un presidente parlare così. Questa è la grazia di Dio, amici”.

Dopo alcuni annunci – i genitori in cerca di un coniuge per i figli adulti si incontrano alle 15; domani alle 17 ci sarà una lezione su come smontare correttamente un Ar-15 – il pastore Sean arriva al cuore del sermone. “Dovete liberarvi dalla mentalità degli schiavi e fare vostra una mentalità degna del regno di Dio. Il Partito democratico è diventato il Partito comunista finanziato dal filonazista George Soros. I falsi ministri e i falsi sacerdoti portano avanti l’immagine di un Cristo dittatore”. Poi attacca i suoi bersagli preferiti: Hillary Clinton (“è lei che finanzia l’inchiesta su Trump e la Russia”), papa Francesco (“un diavolo socialista e comunista”) e il governo in generale. “Gesù non ha mai accentrato il potere. Gesù non ha mai creato un governo”, dice. “Il peggiore assassino di tutta l’umanità da cento anni a questa parte è il governo federale”.

Mostra un video in cui si vedono giovani fedeli della chiesa durante un addestramento paramilitare. I ragazzi indossano tute mimetiche, sparano correndo nei boschi e imparano la tecnica del combattimento con il coltello filippino. “Non è questione di essere cazzuti. È questione di imparare a essere letali perché amate la gente”, dice il reverendo. “La via della verga di ferro è la via dell’amore”.

Dalla Corea agli Stati Uniti
Nel giro di qualche giorno fotografi e giornalisti arrivano in massa nella tranquilla Newfoundland per la cerimonia della benedizione nuziale. Ma il circo dei mezzi d’informazione si allontana rapidamente, senza rispondere alle domande rimaste in sospeso. Chi sono veramente questi “fedeli”? E soprattutto: cosa vogliono ottenere aggiungendo armi alla miscela americana di politica e religione, già di per sé esplosiva?

Dopo che il reverendo Sun Myung Moon è morto per le complicazioni di una polmonite nel 2012, a 92 anni, nella sua famiglia è cominciata una lotta per il potere. Sean, sostenuto dal fratello maggiore Kook Jin “Justin” Moon, affermava di essere stato scelto tra i dieci fratelli adulti per ereditare il mantello della chiesa dell’Unificazione ed essere incoronato “secondo re”: non un vero e proprio messia come pretendeva di essere suo padre, ma comunque responsabile di portare a termine il lavoro per la costruzione del regno di Dio. Allo stesso tempo sua madre, Hak Ja Han, affermava che il reverendo Moon, con cui era stata sposata per 52 anni, aveva passato lo scettro a lei.

Sean fu convocato da sua madre, che gli disse: “Io sono Dio. Sono Haneullim”

La chiesa che si contendevano ha le sue radici in Corea e negli Stati Uniti. Il reverendo Moon, nato nel 1920 in quella che oggi è la Corea del Nord ma che all’epoca faceva parte del Giappone, sosteneva che Gesù gli era apparso quando aveva quindici anni chiedendogli di assumere la “missione speciale” di creare il regno di Dio, chiamato Cheon Il Guk, in terra coreana. Ma prima Moon andò a studiare ingegneria in Giappone. Lì fu arrestato (e torturato) due volte per la sua attività nel movimento d’indipendenza coreano. Tornò a casa, si sposò e dopo la seconda guerra mondiale si trasferì a Pyongyang, dove il governo comunista lo mandò in un campo di lavoro perché predicava il cristianesimo. Quando il campo fu liberato, verso la fine della guerra di Corea, Moon andò a sud. Nel 1954 a Seoul fondò l’Associazione dello spirito santo per l’unificazione del cristianesimo mondiale, e codificò le sue idee in un testo intitolato Principio divino. Una delle tesi centrali del culto è che Satana sedusse Eva nel giardino dell’Eden e questo causò “la caduta” del genere umano. Dio mandò Gesù sulla terra come un secondo Adamo per portare un amore libero dal peccato e salvare la famiglia dell’uomo. Ma Gesù non visse abbastanza a lungo per sposarsi, così alla fine arrivò Sun Myung Moon, destinato a diventare un terzo Adamo e a redimere il mondo.

Il suo ministero esaltava la santità del matrimonio tradizionale e condannava il sesso preconiugale, il divorzio e l’omosessualità. Questo messaggio conservatore trovò un seguito a Seoul, anche se la polizia arrestò due volte Moon con l’accusa di partecipare a orge sessuali religiose e sottrarsi alla leva (entrambe le accuse furono ritirate). Nel 1957 Moon aveva già costruito una rete di trenta chiese e aveva messo radici nella comunità economica e politica sudcoreana. L’unico problema era che il suo stesso matrimonio si era rivelato imperfetto, ed era finito con un divorzio. Ma ben presto nella sua vita entrò Hak Ja Han. Si sposarono nel 1960 e i loro seguaci li salutarono come i “veri genitori” unti dal Signore.

Dieci anni dopo il reverendo Moon sbarcò negli Stati Uniti, una roccaforte che andava conquistata per unire il pianeta sotto la bandiera della sua nuova chiesa. Moon creò una fitta rete di fondazioni e società e diventò, a quanto si dice, il primo miliardario sudcoreano. I suoi seguaci non erano turbati da quell’immensa ricchezza, ma il congresso e l’agenzia delle entrate statunitensi misero gli occhi sul suo impero. A metà degli anni ottanta Moon si fece 13 mesi di carcere per non aver dichiarato 162mila dollari di redditi tassabili. Dalla prigione si adoperò per lanciare il quotidiano conservatore Washington Times, un giornale indispensabile per “realizzare il disperato desiderio di Dio di salvare questo mondo”.

Una cerimonia nella Sanctuary church a Newfoundland, in Pennsylvania, il 28 febbraio 2018. (Bryan Anselm, Redux for The Washington Post via Getty Images)

Le cifre sui seguaci della chiesa dell’Unificazione sono sempre state piuttosto variabili, e fluttuano tra decine di migliaia e alcuni milioni. Nel 2009 il Washington Times ha parlato di 110mila “aderenti”. In ogni caso, il picco di fedeli c’è stato alla fine degli anni novanta.

Il reverendo Moon non si fece intimorire. Nel 2003 il Washington Times pubblicava su due pagine questa notizia: tutti i 36 presidenti statunitensi defunti riconoscevano la grandezza di Sun Myung Moon. Di più: ognuno di loro aveva scritto una lettera di sostegno dall’aldilà. “Popolo d’America, risorgi. Torna allo spirito ispiratore della nazione”, diceva Thomas Jefferson, un tempo definito “ateo ululante” dai suoi oppositori politici. “Segui gli insegnamenti del reverendo Sun Myung Moon, il messia di tutte le genti”.

Jefferson fu, com’è noto, uno degli architetti del sistema di governo statunitense, una struttura che diventerebbe obsoleta se la visione del regno di Dio promossa dal reverendo Moon dovesse realizzarsi. Il pastore Sean è convinto che succederà, e per preparare la transizione si è assunto il compito di scrivere la costituzione degli Stati Uniti di Cheon Il Guk, basata sui princìpi formulati da suo padre.

Se tutto andrà secondo il piano divino, il paese sarà governato da monarchi provenienti dal suo ramo della famiglia Moon. Se il regno arriverà durante la vita di Sean, sarà lui a prendere le redini come re degli Stati Uniti. Il fratello Justin – che è l’assistente pastore della Sanctuary church – diventerà ispettore generale, una sorta di super procuratore speciale incaricato di sradicare la corruzione. Ma non è una teocrazia, dice il reverendo Sean: “Potremmo definirla una monarchia cristiana libertaria, o magari una democrazia repubblicana libertaria”.

Folgorazione
Sun Myung Moon e sua moglie hanno cresciuto i loro tredici figli a East Garden, a nord di New York, in una tenuta di proprietà della chiesa dell’Unificazione. La casa principale aveva dodici camere da letto, sette bagni e uno sciame di fedeli che provvedevano a tutte le necessità della famiglia. Ma la vita non era idilliaca. Un figlio morì in un incidente d’auto, un altro si suicidò e un terzo morì da giovane per la dipendenza da alcol e droga. Sean Moon ha raccontato gli aspetti negativi della sua infanzia dorata in un libro pubblicato nel 2005. “Siamo cresciuti vedendo i nostri genitori per una o due settimane all’anno, se si sommano tutte le visite”, ricorda. “Molte volte mi sentivo spaventato e abbandonato. Eravamo sempre circondati da persone della chiesa. Spesso, prima di addormentarmi, restavo sveglio a fremere di rabbia”.

Il reverendo Moon amava la vita all’aria aperta. In casa c’erano molte armi e a 14 anni Justin sparò per la prima volta. Fu una folgorazione: prima di compiere diciotto anni aveva già il porto d’armi. In seguito Justin studiò economia ad Harvard e seguì un master in gestione d’impresa all’università di Miami. Nel tempo libero si divertiva a progettare armi. Dopo la laurea specialistica prese in prestito dal padre cinque milioni di dollari e fondò la Kahr Arms in un palazzo non lontano da East Garden, sulla sponda opposta del fiume Hudson. Il suo obiettivo, ha raccontato alla rivista American Handgunner, era creare “una pistola da 9 millimetri ultra-compatta”. Ci riuscì. Nel 1995 la Kahr lanciò il modello K9, grande come il palmo di una mano. La pistola era molto usata sia dai dipartimenti di polizia sia dai cittadini, e il successo di Justin attirò l’attenzione del padre. La Kahr fu inglobata nella chiesa dell’Unificazione e Justin si trasferì in Corea del Sud per assumere l’incarico di presidente di un’azienda affiliata. Nel 1999 la Kahr aveva abbastanza liquidità da acquistare il produttore dello storico mitra Thompson. Secondo l’agenzia governativa statunitense che si occupa di regolamentare l’alcol, il tabacco, le armi da fuoco e gli esplosivi, nel 2016 la Kahr ha venduto 40.274 pistole e 9.086 fucili.

Justin Moon è un accanito difensore del secondo emendamento, l’articolo della costituzione che protegge il diritto dei cittadini a possedere armi. Secondo lui le persone dovrebbero avere accesso illimitato a qualunque arma usata dall’esercito. “Se ogni donna d’America potesse avere un’arma, potremmo azzerare il tasso di criminalità”, mi dice una mattina alla Kahr Arms. “Nessuno potrebbe stuprarle o rapinarle”.

Mentre Justin scalava il ramo aziendale della chiesa, Sean ne seguiva i passi. Prese una laurea di primo livello in studi umanistici ad Harvard e un master in teologia, poi passò otto anni a studiare il buddismo negli Stati Uniti, in Corea e in India. Aveva una ragione precisa per partire alla ricerca di sé. Sean era all’università quando, nell’ottobre del 1999, suo fratello Young Jin “Phillip” Moon si gettò da una finestra al diciassettesimo piano di un hotel di Las Vegas. Aveva ventun anni, uno più di Sean. Da piccoli erano stati inseparabili. “Per gran parte della nostra vita abbiamo condiviso la stanza, i videogiochi e le patatine”, ha scritto Sean nelle sue memorie.

Fedeli della Sanctuary church, febbraio 2018. (Bryan Anselm, Redux for The Washington Post via Getty Images)

Nel luglio del 2007 il figliol prodigo tornò all’ovile della chiesa dell’Unificazione. Cominciò facendo il pastore a Seoul. Nel giro di dieci mesi diventò responsabile delle operazioni internazionali della chiesa. Durante tre cerimonie, racconta Sean, suo padre lo aveva definito “erede e successore”. Ma a quanto pare aveva fatto lo stesso con il fratello maggiore, Preston, e con la loro madre Hak Ja Han. Qualche giorno dopo la morte del padre, nel 2012, Hak Ja Han convocò Sean nel sontuoso palazzo della pace che i Moon avevano costruito sulle montagne a nord di Seoul. Secondo Sean, lei gli annunciò: “Io sono Dio. Sono Haneullim”. E lui rispose: “Mamma, ti prego, non puoi dire questo. Papà non ne sarà contento”.

Sean racconta che la madre lo allontanò gradualmente dalle attività della chiesa e smise di rispondere alle sue telefonate. Nel settembre del 2013, in occasione del primo anniversario della morte del padre, Sean andò al palazzo sperando di parlare con la madre. Stando alla sua versione dei fatti, lei lo fece mandare via dalle guardie di sicurezza.

Justin si schierò con il fratello minore. In quel periodo il comune di New York aveva approvato diverse misure sul controllo delle armi che lo avevano irritato profondamente, e così decise di separare le attività della Kahr Arms da quelle della chiesa dell’Unificazione e di spostare la sede dell’azienda. Era attirato dalla Pennsylvania orientale: costo della vita ragionevole, ottime scuole per i suoi sette figli e 900mila iscritti della National rifle association nel raggio di 500 chilometri da Harrisburg, la capitale dello stato.

Nella primavera del 2013 le famiglie dei due fratelli si erano stabilite in Pennsylvania. Sean cominciò a celebrare le funzioni della Sanctuary church nel salotto di casa (in una cittadina dal nome appropriato: Lords Valley, valle del Signore). Quando la congregazione diventò troppo numerosa per stare nel salotto di casa del reverendo, le funzioni si spostarono nella sala banchetti di un hotel Best Western. Alla fine, nel maggio del 2014, la Sanctuary si insediò nell’ex chiesa cattolica di Newfoundland. I fedeli misero mano al portafoglio, contribuendo con 683mila dollari nel 2015 e 491mila nei primi sei mesi del 2016. Una fondazione gestita da Justin in memoria del fratello Phillip sostiene finanziariamente la Sanctuary (quasi 380mila dollari in totale tra il 2015 e il 2016) e ha comprato il sito della chiesa. Nel prossimo futuro questo flusso di entrate dovrebbe bastare a tenere accese le luci e a far camminare la Jeep Wrangler mimetica del pastore Sean.

Matrimonio dall’aldilà
Nel gennaio del 2015 Sean ha pubblicamente ripudiato la madre per essersi appropriata della chiesa dell’Unificazione e per aver riscritto i testi religiosi del padre. Da allora ha anche cominciato a chiamarla “la puttana di Babilonia”. A settembre del 2017 la Sanctuary church ha definitivamente cancellato Hak Ja Han celebrando un matrimonio tra il reverendo Moon (o meglio, il suo spirito) e Hyun Shil Kang, una donna coreana di novant’anni che si suppone sia stata la prima persona a seguire Moon all’inizio degli anni cinquanta. La vecchia signora si è trasferita in Pennsylvania per vivere con Sean e la sua famiglia. Hak Ja Han non ha voluto commentare le accuse del figlio, ma Ki Hoon Kim, presidente continentale della Federazione delle famiglie per la pace mondiale e l’unificazione, mi ha scritto in un’email: “La dottoressa Moon ha cercato suo figlio Hyung Jin molte volte fin dal febbraio del 2013 chiedendogli di tornare in Corea per incontrarla, ma lui si è rifiutato. È evidente che il figlio nutre un risentimento crescente nei confronti della madre. Anche se la dottoressa Moon avesse detto di essere Dio, questa affermazione sarebbe in linea con la nostra fede teologica secondo cui lei e il marito sono un tutt’uno con Dio”.

All’inaugurazione del negozio di armi c’era anche Eric Trump, figlio del presidente

In Jin Moon, la seconda dei figli del reverendo ancora vivi, ha avuto un ruolo attivo nella chiesa dell’Unificazione fino a otto anni fa. Oggi vive in New Jersey e non ha mai voluto parlare pubblicamente di Sean e Justin. Però, dice, “il linguaggio della Sanc-tuary church è piuttosto allarmante”, quindi ora si sente obbligata ad alzare la voce. Ama i fratelli “ferocemente”, afferma, ma la possibilità che la commistione tra Dio e armi possa involontariamente incitare alla violenza “è una grande preoccupazione per la famiglia”. Nonostante questo rimane convinta che sia ancora possibile riconciliare le due fazioni. “Continuo a credere nell’unità della mia famiglia”.

Ma i fratelli non sembrano troppo interessati alla riconciliazione. Per Justin Moon cancellare la madre dall’albero genealogico non è stato sufficiente. Nel 2016, durante un dibattito con i membri della chiesa, ha spiegato che quando una regina cerca di usurpare il trono del re deve pagare il prezzo supremo: “È responsabilità del re arrestarla e ucciderla”.

Una mattina, seduto alla scrivania del suo ufficio con in testa l’onnipresente berretto da baseball della Kahr Arms, Justin mi ripete il concetto. “Non ho intenzione di ritrattare quello che ho detto”. Al massimo poteva cambiare la metafora. “Voglio bene a mia madre”, dice, ma cosa fare se dovesse cercare di rovesciare il governo americano? “Forse dovrebbe essere processata per alto tradimento”.

Il rapporto del re
Un anno e mezzo fa la Sanctuary church ha acquistato una casa più grande per il pastore Sean, sua moglie e i loro cinque figli. Il Palazzo del paradiso è appollaiato su una collina che domina Matamoras, la cittadina più orientale della Pennsylvania, nei pressi del fiume Delaware. Sean è cintura marrone di ju jitsu brasiliano e alcune sere a settimana tiene delle lezioni nel suo garage riadattato a palestra. Gli allievi sono membri della chiesa, per lo più sui vent’anni. Molti di loro sono attivi nella cosiddetta Polizia di pace o Milizia di pace. Un mercoledì di fine marzo vedo otto donne e cinque uomini affrontarsi per una lezione pratica, alternandosi nei ruoli mentre Moon li guida in una serie di prese e combattimenti. Con un kimono color salmone e larghi pantaloni neri, è seduto in posizione yoga davanti alla classe. “Dacci sotto! Così! Questo sicuramente resterà nella vostra memoria muscolare, nel vostro ippocampo”.

C’è una pausa per qualche sorso d’acqua e un po’ di flessioni. Altre indicazioni. Ubbidienti, gli allievi continuano a lanciarsi reciprocamente sul tappeto per altre due ore. Poi s’inginocchiano e recitano il padre nostro. Sean ha sollevato le braccia al cielo e mormora: “Sia gloria a Dio”.

Sean Moon non alza mai la voce quando insegna ju jitsu in garage. Ma dentro casa dà regolarmente spazio alla parte più impetuosa della sua personalità. Lunedì, martedì, giovedì e venerdì, dalle cinque alle otto del mattino, registra una trasmissione web dal vivo, intitolata Il rapporto del re, in una stanza vicino alla cucina. Siede alla scrivania con un fucile Ar-15 in bella mostra, indossando camicia e cravatta, una giubba mimetica che ha comprato su eBay e una corona fatta di bossoli di fucile ben lucidati. Qualche volta intervista un ospite o mostra videoclip del canale tv dell’Nra. Ma per lo più analizza le notizie apparse sui mezzi d’informazione di destra – Drudge Report, Breitbart News e il paranoico Infowars di Alex Jones – e sproloquia sull’attualità, dalla candidatura di Oprah Winfrey alla presidenza (“è un’adoratrice di Satana”) agli attivisti per i controlli sulle armi (“vogliono rendervi vulnerabili agli attacchi delle persone malvagie”).

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Mentre Sun Myung Moon non si lasciava andare spesso agli attacchi personali, Sean e Justin lanciano sistematicamente granate verbali. Sono più fissati con le armi di quanto lo fosse il padre, e fanno politica in modo più scoperto. “Non ci sono dubbi”, mi dice Sean un pomeriggio mentre chiacchieriamo nella buca dell’orchestra del teatro trasformato in santuario: la mano di Dio è intervenuta nelle presidenziali del 2016. Una settimana prima delle elezioni Justin ha parlato a un gruppo di fedeli giapponesi della Sanctuary church in visita in Pennsylvania spiegando in termini biblici cosa c’era in gioco: Hillary Clinton, ha detto, era la “Eva caduta” che avrebbe cominciato una guerra (forse nucleare) con la Russia. Trump era l’Adamo che voleva attaccare e “sottoporre a giudizio il governo, l’arcangelo”. A seconda dell’esito delle elezioni, ha aggiunto, “la natura del giudizio divino su questo mondo sarà assolutamente diversa”.

Il governo di Satana
Nel dicembre del 2013 Justin Moon ha pagato due milioni di dollari in contanti per comprare un lotto di 250 ettari a nord di Newfoundland. Il 30 agosto 2016 si è tenuta la grandiosa inaugurazione della Karhr Arms’ Tommy gun warehouse, il posto giusto per comprare fucili, pistole, coltelli e mazze da baseball di acciaio Brooklyn Smasher. All’inaugurazione c’era un ospite d’onore: Eric Trump, figlio dell’allora candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti. “È stato Dio a farlo succedere”, mi ha detto Justin. Qualcuno dello staff di Trump gli aveva improvvisamente telefonato dicendo: “Eric vuole venire”.

E così Eric Trump è arrivato e Sean lo ha presentato dicendo: “Penso che dobbiamo eleggere un presidente che tuteli ed espanda il diritto di possedere armi. Siamo tutti d’accordo, spero, sul fatto che Hillary Clinton non dovrebbe mai diventare presidente. Dio benedica gli Stati Uniti e per favore comprate pistole e munizioni”. Eric, con la camicia sbottonata al collo e un giacchetto sportivo scuro, era in piedi davanti a una parete di fucili e accanto a una bandiera statunitense. “Queste elezioni sono importanti per chi possiede un’arma. Determineranno le sorti del secondo emendamento”, ha dichiarato prima di cominciare a parlare della disoccupazione. “Qui non fabbrichiamo più niente. Ed è per questo che Justin merita un applauso forte. Il governo non ci rende le cose facili, sia per quanto riguarda sparare sia per quanto riguarda produrre”.

Un anno e mezzo dopo – un sabato sera prima della cerimonia del rinnovo dei voti – i ministeri della verga di ferro e la Kahr Arms ospitano una cena in onore di Trump all’hotel Best Western di Matamoras. Questa volta l’unico Trump presente è una sagoma di cartone a grandezza naturale del presidente. L’evento serve anche a raccogliere fondi per la Gun owners of America, un’organizzazione che a detta del direttore generale emerito Larry Pratt ha adottato una “posizione più forte” dell’Nra in materia di armi. Pratt vive nel nord della Virginia, e nei primi anni ottanta è stato eletto deputato nel parlamento statale. Nel suo discorso alla cena di questa sera non si limita a criticare qualunque restrizione alla vendita e al possesso di armi, ma si spinge fino ad affermare che “i federali non dovrebbero avere nulla a che fare con l’applicazione della legge in nessun luogo”.

Sean rincara la dose: “Il governo sta diventando un’organizzazione criminale totalitaria”, che ha lo scopo di creare “un inferno distopico e nemico di Cristo sulla terra”. Justin cita il padre dicendo che “senza le nostre proprietà e i nostri fucili siamo solo lavoratori in un campo di morte comunista”.

La cena comincia con un minuto di silenzio per le vittime della scuola di Parkland, seguito da una preghiera guidata da Ted O’Grady della Sanctuary church, che rende grazie a Trump: “Questa sala sa che è solo l’inizio. Lei sarà il presidente che inaugurerà il regno di Dio sulla terra”. La serata si conclude con Hyun Shil Kang, la terza moglie di Sun Myung Moon, che estrae a sorte il biglietto del premio della riffa. In palio c’era un Ar-15 donato dalla Kahr Arms. La vincitrice era una donna di mezza età che ha avuto una reazione stranamente tiepida. Si è scoperto che possedeva già un fucile come quello.

Un legame eterno

Qualche giorno dopo, un mercoledì mattina, una ventina di manifestanti si presentano davanti alla Sanctuary church armati solo di cartelli: “Padre, perdonali”; “I sottaceti per la pace non sono più assurdi dei fucili per Dio”. Per precauzione, tutti gli studenti della scuola elementare a un chilometro di distanza sono stati portati in altri istituti. Ma nessuno cerca di creare problemi. John Hind, che vive a Newfoundland da sempre, si gode la scena dal portico di casa, sul lato opposto della strada. “Sono buoni vicini, non danno fastidio”, dice dei “santuariani”. “Però sono strani”, obietta la sua amica Carol Wood, ispirando un cigarillo. “E perché benedire i fucili? È irritante e confonde le idee”.

All’interno della chiesa Timothy Elder, che fa da maestro di cerimonie, informa la straripante congregazione e una cinquantina di giornalisti e operatori allineati lungo le pareti (più un centinaio di persone che assistono dalla vicina sala della comunità) che “questa non è una benedizione di armi inanimate”. È una riconferma dei sacri voti nuziali, per persone che portano armi.

“La mattina, quando ti allacci la fondina, ti senti lo sceriffo della città”

Poco prima delle dieci e mezzo Elder chiede a tutti di togliere gli Ar-15 dalle loro custodie, “facendo attenzione a puntare in alto la canna e a togliere il dito dal grilletto”. Gli otturatori delle macchine fotografiche cliccano furiosamente. Alcuni fedeli con vesti rosa e bianche guidano una processione che entra nella chiesa, seguita da un picchetto di tre uomini in tuta mimetica. Poi arrivano il pastore Sean, il “secondo re”, e sua moglie Yeon Ah Lee Moon, la “regina”, entrambi in tunica bianca. Alle loro spalle Justin Moon, con abito nero e l’immancabile berretto da baseball. Madre Kang si accomoda in una poltrona bianca e oro sull’altare. Sulla poltrona accanto viene deposta una corona in rappresentanza dell’assente reverendo Moon.

Il pastore Sean ha con sé una copia della costituzione degli Stati Uniti di Cheon Il Guk, che poggia con cura sul tavolo dell’altare. Sua moglie culla un Ar-15 placcato in oro. “Il re e la regina ora deporranno la verga di ferro sul piedistallo cerimoniale dove proteggerà la costituzione”, spiega Elder. Le coppie di sposi presenti, circa cinquecento persone, sorseggiano all’unisono da minuscole coppe di vino. Poi recitano i voti: “Promettete un legame eterno come marito e moglie?”. Il re recita una lunga preghiera, riconoscendo il loro “diritto alla sovranità, il diritto di possedere armi, il diritto di ereditare la terra e proteggerla dal socialismo, il comunismo e il satanismo politico”. Poi mariti e mogli si scambiano gli anelli. Il santuario si riempie di applausi e grida di felicità.

Sulla retta via
La scissione seguita alla morte del reverendo Moon ha avuto effetti a cascata sui fedeli, e molti si sono trovati a dover decidere da che parte stare. Amicizie finite, matrimoni andati a rotoli, famiglie divise, tutto a causa degli screzi nella famiglia Moon. La maggioranza degli unificazionisti è rimasta fedele alla chiesa, alcuni hanno seguito il pastore Sean e altri ancora si sono schierati con il fratello maggiore, Preston Moon, che ha dato vita alla Fondazione globale per la pace a Seattle. Altri hanno preferito lasciare il movimento.

Kyle Toffey, 65 anni, ha fatto parte per molti anni della chiesa dell’Unificazione e ha vissuto in Corea del Sud per dieci anni. Ammette che in un primo momento la benedizione degli Ar-15 gli è sembrata “un po’ bizzarra”, ma lui e sua moglie hanno partecipato lo stesso. Ha imparato a “mettere da parte lo scetticismo” e a fidarsi del giudizio del reverendo Sean. E ha cominciato anche ad apprezzare la responsabilità e la sicurezza che vengono dalle armi: “La mattina, quando ti allacci la fondina, ti senti lo sceriffo della città”.

Dan Fefferman frequentava la chiesa del reverendo Moon a Washington. Oggi vive con la moglie in Maryland. Dopo la scissione sono rimasti fedeli all’ex moglie del reverendo Moon, Hak Ja Han, ma Fefferman ha visitato molte volte la congregazione del pastore Sean. “Molti di noi sono andati per dare un’occhiata”, mi ha detto Fefferman, “sperando di convincerli a ragionare”. A suo avviso i fratelli Moon “attirano le persone più squilibrate” che si possono trovare in un culto religioso. Definisce la Sanctuary church “un gruppo di estrema destra con aspetti paramilitari”. Non un gruppo d’odio, sostiene, “ma spero e mi aspetto che l’Fbi li segua con la massima attenzione”.

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Somiya Chapman, figlia di un uomo che lavorava per la chiesa dell’Unificazione a East Garden, racconta di essersi talmente risentita per la revisione dei testi religiosi fatta da Hak Ja Han che all’inizio del 2015 è passata alla chiesa del reverendo Sean. All’epoca viveva con il marito a Yonkers, nello stato di New York, e doveva fare più di tre ore di macchina tra andata e ritorno per andare in Pennsylvania. Ma con il passare del tempo lei e la sua famiglia si sentivano sempre meno in sintonia con i sermoni “feroci” di Sean. Un giorno un membro della congregazione le ha raccontato che un altro fedele gli aveva puntato contro un fucile carico. Alla fine del 2017 i Gabb hanno smesso di frequentare la chiesa. Oggi leggono la Bibbia e pregano a casa loro. Secondo Gabb “c’è ancora speranza” che la Sanctuary church torni sulla retta via, ma pensa che Sean Moon sia “a un soffio da una situazione violenta e forse non se ne rende conto”.

Singolarmente i fedeli della Sanctuary church si presentano come persone oneste, ragionevoli, corrette, i classici buoni vicini di casa. Ma collettivamente le dinamiche cambiano. Nella chiesa non sono tollerate opinioni e visioni del mondo contrastanti. Non si parla quasi mai dei poveri, dei disabili, dei più deboli. Ma la cosa più snervante è la continua riproposizione di una visione distopica del futuro. Per essere un santuariano devoto occorre una fede quasi sovrumana nelle acque purificatrici della catastrofe. È come stare sul ponte del Titanic e tifare per gli iceberg.

Secondo Justin Moon siamo entrati “nel periodo della fine dei tempi” profetizzato nel Libro della rivelazione, quando Dio e “i suoi campioni” toglieranno a Satana “il potere politico sulla Terra”. Viste attraverso questa lente, le elezioni del 2016 sono state “molto diverse” da quelle precedenti. “Credo che Dio stia usando Donald Trump”, mi dice. “È una persona imperfetta, un peccatore, ma Dio ha scelto di usarlo. Anche Davide era una persona imperfetta”.

Gli eventi apocalittici profetizzati dalla Bibbia hanno cominciato a realizzarsi, mi spiega Justin, durante la vita di suo padre: la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, carestie, epidemie e “la continua confusione che vediamo oggi”. I tempi della Bibbia sono imprevedibili, ma lui confida che la fine dei tempi e quindi l’avvento di Cheon Il Guk possano arrivare durante la vita di suo figlio, se non durante la propria. Lo ha detto il padre, il reverendo Moon. La costituzione degli Stati Uniti di Cheon Il Guk scritta da Sean Moon è un documento potente. Manda il paese velocemente a marcia indietro. Alcune disposizioni: la camera dei rappresentanti eleggerà il presidente; il re sceglierà i giudici della corte suprema; il congresso non potrà imporre tasse sul reddito o sulla proprietà né potrà finanziare l’assistenza sanitaria, l’istruzione, la previdenza sociale o la cura degli anziani; non esisteranno né una banca centrale né un’agenzia per la protezione dell’ambiente o una forza di polizia nazionale.

E non ci saranno militari di professione. Justin Moon dice che gli Stati Uniti seguiranno il “modello svizzero” di difesa nazionale. Per esempio, spiega, l’aeronautica svizzera ha un modesto numero di dirigenti retribuiti che pensano alla manutenzione degli aerei e ai corsi di formazione e addestramento, ma sono i volontari a prendersi cura di tutti gli aerei e a pilotarli. Sostiene che il sistema di difesa svizzero ha sempre protetto e mantenuto sicuro il paese. È vero, ma forse il fatto di essere un paese neutrale c’entra qualcosa.

Il pastore Sean sostiene che Trump stava facendo un buon lavoro per realizzare il piano di Dio, fino a quando ha presentato una proposta di bilancio che ha aggiunto altri mille miliardi di dollari al debito nazionale. Poi ad aprile ha ordinato bombardamenti sulla Siria. Qualche giorno dopo Sean Moon ha affrontato queste notizie in una delle sue trasmissioni: “È molto inquietante per i veri sostenitori di Trump che lo hanno fatto eleggere. Non vogliamo la guerra. Siamo stufi di restare invischiati in altri paesi. Trump sta diventando una fottutissima Hillary Clinton, se continua su questa strada l’America è morta. È un uomo con molti difetti, molti peccati, e ora sta capitolando alla più crudele malvagità del pianeta”.

Il sistema è truccato, ha continuato il pastore. Alla fine lo “stato profondo” riuscirà ad abbattere Trump. Ma in fin dei conti per il pastore Sean è una notizia fantastica. Perché prima il paese andrà a rotoli e prima gli americani prenderanno coscienza e abbracceranno la verga di ferro e Cheon Il Guk. Ora è convinto che Dio stia usando Trump per mettere al tappeto l’America, non per renderla di nuovo grande. “Non sapevamo come sarebbe andata”, dice il pastore Sean ai suoi seguaci, agli spettatori di YouTube e al mondo, “ma sapevamo che quando arriva la fine dei tempi le cose vanno peggio prima di andare meglio”.

(Traduzione di Giuseppina Cavallo)

Questo articolo è stato pubblicato il 24 agosto 2018 sul numero 1270 di Internazionale. Era stato pubblicato sul quotidiano statunitense Washington Post con il titolo Locked and loaded for the Lord.