Il momento giusto

11 dicembre 2019 17:23

Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Sono una donna, e nel mio profilo sul sito di incontri OkCupid c’è scritto che non sono monogama e cerco lo stesso. Ultimamente ho passato due splendide serate con un tizio che sul profilo si definiva monogamo. Ma dopo il primo appuntamento e un sacco di messaggi ho capito che non aveva letto il mio profilo fino in fondo. Di solito chi lo ha letto ne parla, mentre lui nemmeno un accenno. Allora ne ho parlato io, verso la fine del secondo appuntamento, mentre bevevamo una cosa al bar dopo cena. Con il senno di poi sarebbe stato meglio trovare un momento per parlarne seriamente, anziché prenderlo alla sprovvista mentre bevevamo al bar, ma ho pensato che più a lungo aspettavamo, più rischiava di sentirsi “tradito”. E la sua reazione c’è stata eccome. È passato da “Non è un problema” a “Oddio non ce la faccio, meglio che vado” nel giro di venti minuti, per poi letteralmente fuggire dal bar. Il giorno dopo ci siamo chiariti, e si è scusato per essere scappato come uno stronzo. Ma è chiaro che non continueremo a vederci. Chissà, magari uno come lui avrebbe reagito così comunque, ma qual è il momento giusto per parlare di non monogamia, quando una persona la conosci prima dal vivo? Oppure quando è chiaro che non ha letto il tuo accidenti di profilo ed è balzata direttamente all’infatuazione? Dice che il suo tracollo nervoso è stato una reazione emotiva al conflitto tra a) l’aspettativa che le relazioni serie debbano essere monogame e b) quanto è stato bene con una persona rivelatasi non monogama. C’era un modo migliore per comunicare l’informazione? Magari prima o magari dopo? Era davvero scattato qualcosa, e vederlo andare in paranoia mi ha molto sorpreso.

– Read The Fine Print

Lui doveva leggere il tuo profilo fino in fondo. Doveva fare le verifiche del caso, ma anche tu dovevi farle. Le righe piccole del suo profilo le hai lette, RTFP, sapevi che si definiva monogamo, eppure ci sei uscita comunque – vi siete visti due volte e scambiati un sacco di messaggi – senza mai fermarti a formulare la temutissima domanda diretta (Tdd): “Sul mio profilo c’è scritto che non sono monogama e cerco lo stesso. Stai facendo un’eccezione perché sono pazzesca oppure non hai letto il profilo fino in fondo?”. La Tdd andava fatta non per risparmiare a lui l’orrore della tua compagnia e non fargli perdere tempo, RTFP, ma per risparmiare a te la sua stupida scenata al bar e non perdere tempo.

(Illustrazione di Francesca Ghermandi)

Sono un eterosessuale di sessant’anni, e mi dicono che ho tutto a posto. Sono stato da diversi urologi, secondo i quali non avrei particolari problemi. Io però fatico a crederci, perché da sei mesi a questa parte trovo molto sangue nell’eiaculato. Il che mi imbarazza, soprattutto perché il sesso orale – sia fatto che ricevuto – è da sempre il mio preferito. La spiegazione dell’urologo è che a volte, invecchiando, i vasi sanguigni del pene possono rompersi durante l’erezione. Mi hanno dato delle pillole per evitare le infezioni, aggiungendo però che potrei dover usare il preservativo a vita. Siccome la mia compagna non ha bisogno di contraccezione, noi i preservativi non li usiamo da decenni. Se sanguinassi da qualsiasi altro orifizio verrei seguito da una squadra di medici. Davvero non c’è speranza?

– Tell Me It Aint So

“L’ematospermia, ovvero la presenza di sangue nell’eiaculato, non è di solito considerata un problema grave, nel senso che non è quasi mai sintomo di cancro”, risponde la dottoressa Ashley Winter, urologa e coconduttrice del podcast The full release, nonché mia esperta di riferimento per tutto ciò che riguarda il sangue nello sperma. “Mi piacerebbe sapere quanto è abbondante il sanguinamento e quali controlli sono stati fatti. Al di là di questo, chi ha una prostata di grandi dimensioni può a volte sanguinare in concomitanza con l’orgasmo”.

A chiunque fosse appena andato in paranoia perché una volta, dieci anni fa, si è trovato del sangue nello sperma, la dottoressa Winter risponde che un caso isolato non è motivo di preoccupazione. A chi invece si è trovato del sangue nello sperma un’unica volta, e possiede un’assicurazione sanitaria, ed è ipocondriaco come me, la dottoressa Winter consiglia di farsi vedere per un consulto e una breve visita.

“Nei casi come quello di TMIAS, però”, prosegue la dottoressa, “dove il problema è ricorrente e il paziente ha superato i 55 anni, la valutazione dovrebbe comprendere un esame del Psa nel sangue (per rilevare un eventuale cancro alla prostata) e quelli per le Mts (come gonorrea, clamidia ed herpes), oltre a un’analisi delle urine per verificare la presenza di sangue ed eventuali infezioni delle vie urinarie. Se dagli esami non dovesse emergere nulla, valuterei l’ipotesi di un’ecografia o di una risonanza magnetica della prostata e degli organi circostanti, oltre a una cistoscopia, che significa introdurre una telecamera nell’uretra per controllare che sia tutto a posto”.

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Immaginando che tu abbia fatto tutti questi esami, che la prostata si sia presentata alla foto di classe e che i medici non abbiano trovato traccia di tumori o infezioni, TMIAS, cosa diavolo sta succedendo?

“Potrebbe essere dovuto alla dilatazione di alcuni vasi sanguigni lungo il percorso di uscita dell’eiaculato”, alias l’uretra. In breve: l’uretra è un tubicino che connette il mondo esterno (e gli amanti del pissing passivo) alla vescica; è quello attraverso cui pisciamo. Nei maschi, l’uretra svolge un doppio compito, perché gli uomini la usano per eiaculare. Attraversa la ghiandola prostatica, che produce circa un terzo del liquido seminale. Una prostata ingrossata può comprimere l’uretra, provocando una minzione difficile o dolorosa, e talvolta anche la presenza di – indovinato – sangue nello sperma.

Un possibile “rimedio” per le dimensioni eccessive è la cosiddetta resezione della prostata, che in pratica equivale “a uno ‘spurgo’ della prostata”, per usare le vivide parole della dottoressa Winter. Un medico ti infila nell’uretra un coso chiamato rettoscopio, con cui asporta piccoli pezzi di tessuto prostatico.

“Il problema di queste procedure è che possono inibire irreversibilmente l’eiaculazione”, spiega la dottoressa Winter. “Se TMIAS ha già fatto esami approfonditi, allora forse la soluzione migliore è usare il preservativo o chiedere alla partner di abituarsi alla presenza del sangue. E in assenza di infezioni, un po’ di sangue eiaculato dentro il partner non comporta rischi. Ci sono coppie che hanno rapporti sessuali durante il ciclo mestruale senza conseguenze negative, tra cui un sacco di coppie female+female”.

Però un attimo, pausa, retromarcia: i medici ti hanno detto che pare tutto a posto, no? E che quindi non hai la prostata ingrossata?

“Quando si parla di prostata, in genere per ‘normale’ si intende che l’organo non è canceroso e ha dimensioni normali per l’età”, dice la dottoressa Winter. “Invecchiando la prostata si ingrossa. È quindi assai probabile che TMIAS abbia una prostata abbastanza grossa, ma normale per la sua età. E più è grande la prostata, più lo sono i vasi sanguigni dell’uretra, che quindi possono più facilmente sanguinare durante quelle deliziose contrazioni che accompagnano l’orgasmo. Quando a TMIAS hanno detto che ‘alcuni vasi sanguigni del pene possono rompersi’ sospetto che intendessero questo, e che volessero semplificare la spiegazione”.

Se la presenza di sangue nell’eiaculato può non essere normale né auspicabile, TMIAS, è probabile che tu sia a posto, e che il tuo medico, o squadra di medici, non possano farci niente.

“A volte l’assenza di un ‘rimedio’ non è indice di scarsa considerazione, bensì il semplice ammettere che spesso quello che fanno o possono offrire i medici non è perfetto”, conclude la dottoressa Winters.

Seguite la dottoressa Ashley Winters su Twitter, e ascoltate The full release, il podcast che presenta con il comico Mo Mandel.

(Traduzione di Matteo Colombo)

Savage love è una rubrica di consigli sessuali e di coppia pubblicata su The Stranger.

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