Maputo, Mozambico, il 9 agosto 2014. (Jeroen van Loon, Corbis/Contrasto)

Da un capo all’altro dell’Africa

Maputo, Mozambico, il 9 agosto 2014. (Jeroen van Loon, Corbis/Contrasto)
30 novembre 2015 13:08

Il progetto della ferrovia M’Balam, nel bacino del Congo, dovrebbe essere cancellato: riguarderebbe una popolazione ridotta e farebbe aumentare di poco la produzione agricola, al prezzo della distruzione di un’ampia area di foresta tropicale pregiata. Al contrario, si può andare avanti con il corridoio previsto a Maputo, in Mozambico: la linea attraversa una zona arida di limitato valore ambientale, in un’area densamente popolata.

I due esempi sono agli estremi di una lista di 33 progetti, tra strade, ferrovie, oleodotti o elettrodotti, nell’Africa subsahariana. I corridoi, per complessivi 53mila chilometri, dovrebbero aprire ampie aree del continente allo sfruttamento economico. Alcuni sono in costruzione, altri in progetto o in fase di potenziamento. William Laurance e il team della James Cook University, a Cairns, in Australia, hanno analizzato l’impatto dei progetti, considerando sia l’impatto ambientale sia l’aumento della produzione agricola.

I corridoi previsti “causeranno cambiamenti seri e in gran parte irreversibili e devono essere costruiti solo se possono essere adottate misure rigore di mitigazione e protezione” scrivono i ricercatori sulla rivista Current Biology. Alcuni progetti dovrebbero essere cancellati. I costi ambientali saranno maggiori nelle zone di foresta equatoriale e nelle savane, mentre l’incremento agricolo è limitato dalla qualità dei suoli e dal clima. I corridoi attraversano 400 riserve naturali e possono mettere a rischio circa 1.800 aree protette.

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