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Il mondo all’una

Il missile intercontinentale lanciato dalla Corea del Nord il 4 luglio 2017. (Kcna/Reuters/Contrasto)
  • La Corea del Nord ha annunciato che il missile intercontinentale lanciato il 4 luglio può portare una testata nucleare. Secondo l’agenzia di stato Kcna, “il test serviva a confermare le potenzialità tattiche e tecnologiche del nuovo missile”. Intanto sia la Russia sia la Cina hanno chiesto a Pyongyang di congelare i test missilistici e agli Stati Uniti di sospendere le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud.
  • Dopo aver definito irrealistiche le richieste dei paesi del golfo per il ripristino dei rapporti diplomatici, allo scadere dell’ultimatum il Qatar pone le sue condizioni. Con la mediazione del Kuwait, il governo di Doha ha mandato le sue controproposte all’Arabia Saudita e ai suoi alleati (Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto). Nella bozza trapelata su alcuni mezzi d’informazione arabi, il Qatar afferma di essere disposto a collaborare purché ci sia reciprocità, per esempio chiudendo la tv saudita Al Arabiya in cambio della chiusura di Al Jazeera. Oggi, intanto, si tiene al Cairo il vertice internazionale sulla crisi.
  • In Venezuela riappare il pilota di elicottero che era scomparso dopo aver lanciato delle granate sulla corte suprema. In un video postato online nella tarda serata di martedì, Oscar Pérez incita i venezuelani a “restare nelle piazze” e continuare le proteste contro il presidente Nicolás Maduro. “Il momento è adesso, non domani. Il momento di svegliarci è ora”, arringa il militare con una bandiera venezuelana accanto.
  • La casa automobilistica Volvo ha annunciato che dal 2019 produrrà solo auto elettriche o ibride. “È la fine delle auto alimentate solo con motore a combustione”, ha annunciato l’amministratore delegato Håkan Samuelsson. L’azienda continuerà a produrre motori tradizionali per le vetture costruite prima del 2019.

  • Nella Repubblica Centrafricana i gruppi armati hanno ucciso centinaia di civili dalla fine del 2014 a oggi. Lo afferma il rapporto diffuso da Human Rights Watch. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha precisato di aver raccolto prove sull’uccisione di oltre 560 civili e sulla distruzione di più di 4.200 abitazioni, sottolineando che tali dati potrebbero rappresentare solo una frazione minima dei crimini commessi dai miliziani “nella più completa impunità”.

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