Avere un capo aiuta a salire più in alto, ma aumentano i pericoli
I valori culturali che esaltano la gerarchia possono allo stesso tempo migliorare e peggiorare le prestazioni di un gruppo. A provarlo sarebbe lo studio di oltre un secolo di spedizioni alpinistiche.
Eric M. Anicicha, Roderick I. Swaabb e Adam D. Galinskya hanno analizzato gli esiti di 5.104 spedizioni sull’Himalaya, che hanno coinvolto 30.625 scalatori provenienti da 56 paesi tra il 1905 e il 2012, e in cui ci sono stati anche in 549 decessi. Sono state scartate le spedizioni internazionali. Per ogni gruppo erano disponibili informazioni sui partecipanti, se la vetta era stata conquistata e le eventuali vittime. A questi dati sono stati aggiunti quelli sulla cultura prevalente in ogni paese, gerarchica o egualitaria, secondi i criteri di Schwartz e di Hofstede. In questo modo è stato possibile classificare il tipo di cultura di ogni spedizione. Sarebbe emerso che le spedizioni da paesi con una cultura più gerarchica avevano tassi maggiori di successo, cioè di scalatori in vetta, ma a prezzo di più decessi.
Nello studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences si ipotizza che la struttura gerarchica di un gruppo sia positiva, perché aumenta il coordinamento del gruppo. Tuttavia, la gerachia sarebbe anche rischiosa, perché ostacolerebbe la diffusione delle informazioni impedendo ai membri di rango basso di esprimersi e di partecipare con le loro idee al processo di decisione. Infine, la cultura del paese è ininfluente nel caso di spedizioni in solitaria. Pnas