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Lettere di un robot

Due anni fa Antonio Brissa, un manager del settore informatico, ha pensato di far diventare i biglietti scritti a mano un’idea imprenditoriale. Così ha fondato la Pensaki (parola giapponese che indica il pennino della stilografica), un’azienda che “funziona come una specie di segretario privato digitale”, scrive Brand Eins.

La Pensaki produce cartoline e lettere “che sembrano scritte a mano con la penna e l’inchiostro, ma in realtà sono prodotte da una macchina”. L’azienda di Brissa ha collaborato con un produttore di robot per mettere a punto una macchina in grado di imitare qualunque grafia. “I clienti possono pagare un extra per fare imitare alla macchina la propria grafia, altrimenti scelgono uno dei modelli proposti dalla Pensaki”.

Chi si rivolge a quest’azienda è convinto che una lettera scritta a mano, sia pure da un robot, sia accettata più volentieri delle email o delle lettere battute al computer, soprattutto quando contiene brutte notizie. La banca danese Brfkredit ha scelto la Pensaki per la corrispondenza con i debitori in difficoltà, dopo aver constatato che il 90 per cento delle lettere indirizzate a loro non veniva aperto. Brand Eins

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