L’industria più fiorente del Regno Unito è il campionato di calcio
Sembra che il calcio sia rimasto immune alla crisi economica, sociale e politica del Regno Unito. Il principale campionato maschile del paese, la Premier league, sta aumentando i guadagni e la popolarità ogni anno. Oggi è un’industria globale di primo piano e uno dei settori più forti dell’economia britannica, che è alle prese da tempo con l’inflazione. “Quarant’anni fa il calcio inglese era una barzelletta. Oggi è una potenza globale”, scrive l’Economist.
Dalla sua fondazione nel 1992, la qualità e la spettacolarità della Premier league hanno alimentato una crescita continua e attirato miliardi di spettatori in tutto il mondo. Il campionato 2023-2024 ha guadagnato 1,7 miliardi di sterline con i diritti televisivi internazionali, uguagliando quasi quello che tutte le tv britanniche messe insieme hanno ottenuto vendendo all’estero i loro contenuti. La formula della Premier league, basata su un capitalismo globalizzato e spericolato, secondo l’Economist, è il modo migliore per attirare gli investitori e crescere sul mercato.
Secondo il Financial Times questa maggiore apertura rispetto ai rivali ha fatto arrivare capitali e talenti, rendendo il calcio britannico quasi imbattibile a livello globale. Anche se la presenza di investitori stranieri non è sempre apprezzata dai tifosi, ha rafforzato enormemente il potere d’acquisto delle squadre. Per prepararsi al campionato che si è appena concluso, il 24 maggio, i club inglesi hanno speso la cifra record di 3,1 miliardi di sterline in trasferimenti di giocatori, più di quanto abbiano speso complessivamente i campionati italiano, tedesco, francese e spagnolo.
Sostegno allo stato
La Premier league genera circa 10 miliardi di sterline all’anno di valore aggiunto lordo per il Regno Unito, con la vendita dei biglietti, il merchandising e il turismo. Secondo una ricerca indipendente della società di contabilità Ernst & Young l’incasso è paragonabile all’intera produzione agricola dell’Inghilterra. Le attività collegate alla lega calcistica danno lavoro a più di centomila persone, e i club e i giocatori versano al fisco 4,4 miliardi di sterline all’anno.
Gli effetti si fanno sentire anche a livello locale, sostiene il Financial Times: i club che partecipano al campionato sono fondamentali per le proprie comunità e sostengono le imprese migliorando le strutture e investendo in programmi di istruzione e formazione.
Tra il 2022 e il 2025, la lega ha destinato 1,6 miliardi di sterline a iniziative calcistiche locali di livello amatoriale e professionistico. Una ricerca condotta dalla Sheffield Hallam university, ha rilevato che i programmi di formazione della Premier league nelle scuole britanniche hanno avuto un impatto positivo sulle aspirazioni e le opportunità degli studenti.
Il calcio è anche una formidabile fonte di soft power. Secondo i sondaggi condotti dalla Yonder Consulting quasi il 90 per cento degli spettatori internazionali afferma che il campionato britannico migliora la percezione del Regno Unito all’estero. La Premier league è spesso più rinomata di altre istituzioni britanniche come le università di Oxford e Cambridge, la Bbc e perfino la monarchia.
A livello geopolitico la lega è spesso stata usata come strumento diplomatico per facilitare le relazioni con altri stati, spiega The Athletic, la testata sportiva del New York Times.
In occasione dell’incontro storico del 29 maggio 2026 tra Keir Starmer e Xi Jinping, il primo ministro britannico ha portato in regalo al presidente cinese, grande fan di alcune squadre inglesi, un pallone usato in una partita tra l’Arsenal e il Manchester United.
Inoltre, non è insolito che i delegati della Premier league accompagnino personalità politiche in missioni commerciali all’estero, dove i diritti di trasmissione fruttano più di quelli concessi alle tv britanniche.
Naturalmente “il calcio inglese non è senza problemi”, avverte il Financial Times. “I tifosi si lamentano per l’aumento dei prezzi dei biglietti. Il modo in cui gli investitori più ricchi gestiscono i club suscita preoccupazioni. Il Manchester City, finanziato da Abu Dhabi e forza dominante nel calcio inglese, deve rispondere di almeno cento accuse di presunte violazioni delle norme finanziarie. E, nonostante il successo del campionato, la nazionale maschile non vince un trofeo internazionale di rilievo dal 1966”.
L’Economist ricorda inoltre le incertezze che pesano sulla lega: “La minaccia di una scissione delle squadre di punta per formare una superlega europea suscita preoccupazioni intermittenti. Gli scandali sulle spese irregolari potrebbero danneggiare la reputazione del campionato. E lo stesso vale per le polemiche sulle fonti di finanziamento di alcuni proprietari di club o sugli sponsor nel settore delle scommesse sportive, come quelle che hanno costretto l’oligarca russo Roman Abramovič a vendere la squadra del Chelsea nel 2022”.
Ma mentre l’influenza economica e culturale del Regno Unito sulla scena mondiale sembra in calo, la Premier league rimane una delle poche risorse in crescita del paese.
Andrea Berti