Lo scatto corre sul filo
Ottant’anni fa, il 1 gennaio 1935, l’agenzia di stampa americana Associated Press inviò la prima fotografia attraverso il nuovo servizio di trasmissione tramite la linea telefonica (analogica).
Si trattava dell’immagine di un incidente aereo, avvenuto a nord della città di New York. La foto fu pubblicata da 47 giornali di 45 stati diversi.
Lo stesso giorno il presidente dell’Ap scrisse sul giornale The Bullettin che il nuovo servizio avrebbe superato qualsiasi altro modo di inviare le immagini, così come un tempo il telegrafo aveva preso il posto del pony express e del piccione viaggiatore.
Se prima le immagini impiegavano 85 ore per arrivare ai giornali, la trasmissione attraverso la linea telefonica riusciva a farlo in un minuto.
Il nuovo sistema era composto da tre elementi principali: i trasmettitori, i ricevitori e oltre sedicimila chilometri di linee telefoniche dedicate. Per prima cosa si stampava la foto che poi era avvolta su un cilindro e inserita nel trasmettitore. Premendo un tasto, il cilindro ruotava a una velocità di cento giri al minuto sotto uno scanner che rifletteva la luce su una fotocellula. Dall’altra parte, il ricevitore, dotato di un cilindro, su cui era avvolto un negativo, convertiva i segnali acustici in entrata in segnali luminosi, arrivando a riprodurre l’immagine originale.
Nel 1939 i trasmettitori diventarono più maneggevoli e fu introdotta la possibilità di inviare anche le foto a colori. Durante la seconda guerra mondiale la richiesta di immagini dal fronte e l’urgenza della pubblicazione diedero una spinta alla necessità di migliorare l’efficienza del sistema e la sua affidabilità. Nel 1963 anche l’America del nord e l’Europa erano collegate al sistema delle linee dedicate.
“Dal 1935, le immagini potevano diventare notizie e raccontare delle storie”, spiega il vicedirettore e capo servizio della sezione fotografica di Ap, Santiago Lyon, a Time. “Così come si può leggere una storia e farsene un’opinione, un’immagine può essere non solo guardata, ma letta in tutti i suoi dettagli che permettono di capire la storia che racconta”.
Nel 1951 il servizio dell’Ap inviava 22mila immagini all’anno, oggi ne trasmette tremila al giorno.