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<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Bangkok encounter</em>, 2008. (Jacob Aue Sobol)
<em>Arrivals and departures</em>, 2012. (Jacob Aue Sobol)
<em>Home, Copenaghen</em>, 2010. (Jacob Aue Sobol)
<em>I, Tokyo</em>, 2007. (Jacob Aue Sobol)
<em>I, Tokyo</em>, 2008. (Jacob Aue Sobol)
<em>I, Tokyo</em>, 2007. (Jacob Aue Sobol)
<em>I, Tokyo</em>, 2007. (Jacob Aue Sobol)
<em>I, Tokyo</em>, 2006. (Jacob Aue Sobol)

L’inconscio in bianco e nero

La Mc2gallery di Milano presenta Con te, una mostra che raccoglie i lavori realizzati negli ultimi anni dal fotografo danese Jacob Aue Sobol.

Sobol (1976) è cresciuto nella periferia meridionale di Copenaghen. Ha vissuto in Canada, Groenlandia e Giappone ma nel 2008 è tornato in Danimarca. Dopo gli studi all’European film college, nel 1998 è stato ammesso alla scuola di fotografia Fatamorgana di Copenaghen dove ha sviluppato uno stile unico ed espressivo attraverso un bianco e nero violento, senza mezzi toni. Nel 2006 ha vinto un World press photo con un progetto su una famiglia ixil in Guatemala e dal 2007 fa parte dell’agenzia Magnum.

Le immagini di Sobol sono personali ed essenziali: eliminano le coordinate spazio temporali e si immergono totalmente nei soggetti ritratti. Il suo grande punto di riferimento è la scuola nordica di Christer Strömholm e Anders Petersen, non solo per il bianco e nero ma anche per l’attenzione che dedica alle relazioni nate durante la realizzazione dei reportage. L’opera di Sobol è il prodotto delle sue emozioni, in cui l’autore cerca sempre di fare a meno del pensiero razionale, lasciando invece libero spazio all’inconscio.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 14 marzo 2015.

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