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Il 15 aprile è l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, festeggiato ogni anno in tutto il paese. (Eddo Hartmann)
La statua di Kim Il-sung nella stazione della metropolitana Trionfo. (Eddo Hartmann)
Lo stadio Kim Il-sung, un tempo chiamato Moranbong, nel 1982 è stato dedicato al leader in occasione dei suoi settant’anni. (Eddo Hartmann)
Una guida posa vicino al monumento della Partito dei lavoratori di Corea completato nel 1995 in occasione dei cinquant’anni dalla sua fondazione. (Eddo Hartmann)
Il palazzo del sole di Kumsusan, originariamente sede del governo, e oggi mausoleo dei leader Kim Il-sung (1912–1994) e Kim Jong-il (1941–2011). (Eddo Hartmann)
Piazza Kim Il-sung costruita a metà degli anni cinquanta al centro della città distrutta durante la guerra. La sua architettura riprende quella dell’ex Unione Sovietica. (Eddo Hartmann)
Una guida vicino al palazzo di Kaesong aperto nel 1961, in occasione del quindicesimo anniversario dalla fondazione dell’Unione dei bambini coreani. Il palazzo fu costruito al fine di fornire un’istruzione di stampo socialista. (Eddo Hartmann)
Il palazzo di Mangyongdae costruito nel 1989 in occasione del festival della gioventù rappresenta l’abbraccio di una madre. (Eddo Hartmann)
L’hotel Yanggakdo sull’isola di Yanggak, un edificio di 47 piani costruito nel 1995. (Eddo Hartmann)

Una dittatura in posa

Pyongyang, capitale della Corea del Nord, fu completamente distrutta durante la guerra di Corea (1950-1953) e poi immediatamente ricostruita sotto le direttive del leader Kim Il-sung. Il disegno della nuova città, “che oggi rappresenta uno dei più grandi esempi di architettura socialista, avrebbe dovuto far sentire ogni cittadino parte di una visione di progresso”, sostiene il giornalista di Time Richard Conway.

Nell’aprile del 2014 il fotografo olandese Eddo Hartmann parte per il paese e comincia il suo progetto Setting the stage: Pyongyang, North Korea. Nel suo viaggio, durato alcuni mesi, è stato accompagnato da due guide che gli hanno spiegato come avrebbe potuto svolgere il suo lavoro. Poteva usare solo una macchina fotografica digitale per avere la possibilità di mostrare le sue immagini quando e se richiesto, e non avrebbe dovuto fotografare né l’esercito né i cantieri e gli edifici in costruzione (regole che comunque deve seguire chiunque visiti il paese).

“Le immagini di Hartmann riflettono necessariamente le rigide regole imposte dal regime. Si tratta di un lavoro di fotografia artistica, non documentaria. A differenza delle immagini del fotoreporter David Guttenfelder, (che è stato uno dei primi ad avere avuto l’autorizzazione a scattare foto nel paese) non si tratta di racconti di vita quotidiana, ma ritraggono la città in un’atmosfera quasi teatrale”, continua Conway, dove poche figure umane si muovono lentamente sotto l’imponenza delle rigide architetture.

Il risultato è il racconto di una città che appare quasi svuotata da ogni elemento superfluo: dai muri puliti ai corridoi scintillanti della metropolitana alle ombre degli alberi fioriti.

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