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Un operaio indossa una maschera protettiva per la polvere. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Operai al lavoro. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Sacchi di calcare vengono accatastati per essere trasportati nel deserto di Minyā. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Cavi elettrici per le macchine che tagliano le pietre. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Una macchina per il taglio delle pietre. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Le cave di calcare del deserto di Minyā. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Un operaio sistema mattoni di calcare su un furgone per trasportarli nelle cave del deserto di Minyā. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Sacchi usati per trasportare il calcare. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
La polvere provocata dalle macchine che tagliano le pietre. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)
Il rientro degli scavatori dal villaggio di Shurafa vicino al deserto di Minyā. (Mosa'ab Elshamy, Ap/Ansa)

Il deserto imbiancato

Il deserto nel sud dell’Egitto in alcuni tratti sembra ricoperto di neve. È la provincia di Minya, dove si trovano centinaia di cave di calcare in cui lavorano circa 45mila persone che con la loro attività fanno ricadere sul paesaggio una sottile polvere bianca.

Le cave sono la fonte principale di lavoro per gli abitanti della regione: adulti e bambini eseguono uno dei lavori più pericolosi al mondo. Nonostante le temperature altissime e per un salario che va dai sette ai tredici dollari al giorno, gli operai usano martelli pneumatici e attrezzi affilatissimi per estrarre dalle cave pietre e polvere calcarea, mettendosi a rischio di amputazioni, folgorazioni, malattie respiratorie e dermatologiche.

Spesso gli incidenti non vengono denunciati e quindi non si hanno dati ufficiali sui morti e i feriti sul lavoro. Ma secondo Wadi el Nil, un’associazione che si occupa di lavoro minorile, solo nel villaggio di Nazlet Abeed nel 2009 ci sono stati 18 morti.

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