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Sudafrica, 2016. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Ruanda, 2014. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Ruanda, 2014. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Ruanda, 2015. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Sudafrica, 2014. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Ruanda, 2014. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Ruanda, 2015. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)
Sudafrica, 2016. (Pieter Hugo, Per gentile concessione della galleria Yossi Milo)

Nati liberi

Il 1994 è l’anno del genocidio del Ruanda e della fine dell’apartheid in Sudafrica. Il giovane Pieter Hugo apprese le due notizie in tv a casa dei suoi genitori, a Johannesburg. Sconvolto da quello che stava accadendo, il fotografo sudafricano partì per il Ruanda, un paese in cui è tornato nei vent’anni successivi. Il suo obiettivo era quello di raccontare le conseguenze politiche e sociali di quel massacro.

Nel 2014, inviato per la rivista The Hague, cominciò a fare una serie di ritratti ai bambini e ai ragazzi che incontrava, soprattutto nelle scuole, o per le strade, quando si avvicinavano a lui, incuriositi dalla sua attrezzatura e dal suo lavoro. “Quando sono tornato nel mio studio per vedere quei ritratti, ho capito che erano le foto più interessanti che avevo scattato fino a quel momento”, ha spiegato Hugo.

I suoi ritratti, scattati tra il 2014 e il 2016, in Ruanda e in Sudafrica, sono il racconto di una parte fondamentale della storia africana, vista attraverso gli occhi di coloro che sono nati all’ombra della violenza, ma anche del cambiamento.

1994 è il nome che Hugo ha dato al suo progetto, che sarà esposto alla galleria Yossi Milo di New York fino all’11 marzo 2017.

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