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A Sydney, primi anni ottanta. (Wim Wenders, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)
Wim Wenders, riluttante, 1971. (Autore sconosciuto, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)
Tokyo, 1977. (Wim Wenders, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)
Dennis Hopper, Amburgo, 1976. (Wim Wenders, Per gentile concessione del Deutsches Filminstitut di Francoforte)
Zuppe Campbell, New York, 1972. (Wim Wenders, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)
Parata a New York, 1972. (Wim Wenders, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)
Alla fine del mondo, 1974. (Wim Wenders, Per gentile concessione della C/O Berlin foundation)

Le polaroid di Wim Wenders

La fotografia è entrata presto nella vita di Wim Wenders e lo accompagna ancora sui set dei suoi film e nei suoi viaggi.

A sei anni il padre gli regalò una Leica, ma tra gli anni sessanta e gli ottanta la Polaroid era il suo apparecchio preferito. La inserisce persino nel suo primo lungometraggio, Alice nelle città (1974), in cui il protagonista viaggia con una Polaroid Sx-70. Il modello non era stato ancora ufficialmente distribuito ma l’azienda statunitense decise di mandargli un prototipo in anteprima, e lui lo inserì nella storia.

Per il regista tedesco la fotografia istantanea è stata un ulteriore mezzo di indagine per i suoi film ma non solo: le sue polaroid sono un diario di viaggio e un’occasione per sperimentare con le immagini. Nella mostra Wim Wenders. Instant stories sono raccolte circa 240 di queste foto, che viste nel loro insieme diventano una finestra speciale sull’autobiografia dell’autore. L’evento è organizzato e curato dalla fondazione C/O Berlin, e sarà aperto fino al 23 settembre.

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